Curd al pompelmo rosa cotto nel microonde

Ricetta scopiazzata (male, as usual) da qui.

E poi: sarà il curd o la curd?

Nell’attesa di dirimere l’atroce dubbio, ecco la ricetta:

85g di succo di pompelmo appena spremuto
1 uovo
1/2 cucchiaio di maizena
60g di zucchero

Peccato che mi sia scappato il 50% di pompelmo in più… Che però ha lasciato il/la curd solo un po’ più liquidino/a del previsto.

Eniuei.

Ho sbattuto l’ovetto con zucchero e maizena fino a ottenere un composto senza grumi. Ho quindi versato il pompelmo spremuto a filo e amalgamato.

La cottura si è svolta in quattro tempi con settaggio a 500 Watt per 1 minuto ogni volta. Allo scadere del minuto, estraevo la ciotola, mescolavo per evitare i grumi e reinserivo nel microonde.

Tutto perché a me il bagnomaria mi sta proprio qua.

La salsa pronta in 4 minuti!
La salsa pronta in 4 minuti!

Mi sento di poter consigliare un recipiente più grande a chi volesse cimentarsi perché con una coppetta di misura e senza manico come la mia l’ustione è praticamente assicurata. Ne vale la pena, però! ; )

Focaccia dolce della miscredente – una parabola con l’inaspettato lieto fine

La miscredente sono io, che nutrivo ben poche speranze di ottenere qualcosa di mangiabile dalla ricetta che avevo imbastito.
Non che non mi fidassi della fonte originaria: anzi! E’ che stamattina quando l’ho infornata, l’impasto era talmente poco cresciuto che mi son detta: sovralievitata, quindi acidina, e dura; sarà sicuramente una focaccia Birkenstock! E invece… A volte va così. Che quando meno te l’aspetti, ti cresce l’impasto in cottura e si trasforma in qualcosa di più che decente!

Va detto che come al solito nel procedimento della ricetta non ero stata precisissima, quindi avevo una coda di paglia che potevo nasconderci comodamente dentro, non un ago, ma una macchina da cucire intera. Con la sarta.

Venendo alla ricetta:
50 gr di pasta madre
190 ml di latte
1 stecca di vaniglia
1/2 bicchiere di vin brulé (?!!!!)
480 gr di farina manitoba
60 gr di zucchero
(valori ottenuti convertendo con il tool di pastamadre.eu la ricetta originale e aggiustando poi il tiro in progress)
+ emulsione finale così composta:
30 ml acqua
30 ml di olio EVO
50 gr di zucchero

Io come sempre ho sciolto il lievito madre nel latte con i semini della stecca di vaniglia. Poi ho aggiunto lo zucchero e la farina e ho impastato. La manitoba che ho usato doveva essere veramente in carenza da idratazione perché tutto il liquido che ho messo, se l’è bevuto e ancora l’impasto era là da venì. Così mi son girata verso lo scaffale degli alcolici (latte quasi finito e non potevo lasciare mio marito senza per colazione; mi sarei condannata a una morte atroce per rottura di scatole plurima e aggravata) e l’unica cosa che ho trovato è stato il vin brulé preparato a Natale… Vin Brulé, scelgo te! mi son detta con fare pokemònesco e rimaiolo.
Ho quindi annaffiato con quello che reputo essere circa mezzo bicchiere di Glogg stagionato, appallottolato il coso e messo in frigo per 12 ore circa.
Al mattino del giorno successivo, ho estratto la cuffa dell’impasto dal frigo e con il primo sguardo obliquo e sospettoso, ho decretato che ‘sta focaccia sarebbe stata un flop: lievitazione manco accennata, profumo quasi assente. Mmmhm(pf). L’ho lasciata lì, a temperatura ambiente per quattro ore prima di stenderla e tirarci sopra qualche ditata. Sempre meno convinta, ho riposto la schiacciata in forno spento.
A sera mi son detta: sarà il caso di cuocerla, ‘sta ciabatta. Poi ho visto l’ora, già tarda per la mia sveglia mattutina alle 5 e 45, così ho optato per rimandare all’indomani.
Totale ore di lievitazione: mille mila (15, spannometricamente). Sarà acidissima. Uffa.
Invece, dopo i primi 10 minuti di cottura, guardo il forno. Un barlume di speranza gonfia, irregolarmente, la superficie zuccherosa della creatura.
Il mio mabarino preme per farmi giocare: mentre intrattengo il cane, si spande per casa un’odore di zucchero cotto che resuscita gli zombie e li trasforma in fruttariani.
Per i sodi glutei di Andraste! (si, devo giocare un po’ meno a Dragon Age, me ne rendo conto) l’oggetto sta crescendo… E profuma!
Sforno ed esco col cane, sotto una pioggerellina che sembra Londra e un’umidità che ci vorrebbero le branchie per respirare, ma quasi contenta. Al mio rientro, l’oggetto sarà abbastanza freddo da poter essere aggredito.
Dopo una mezzoretta di bagno turco freddo, rientriamo. Il cane si avventa sulla ciotola, io sulla focaccia. Non è acida. E’ morbida, ancora calda. E’ buona! Pazzesco.
E fu così che la nostra eroina giunse in ufficio satolla e pronta ad affrontare una giornata a base di consegne serratissime. E tutti vissero focacc.. ehm, felici e contenti.

Focaccia dolce

Focaccia dolce - bite
Focaccia dolce – bite

Pane integrale alle noci (una variante sulla ricetta di Sara Papa)

La ricetta l’ho mutuata da qui, ma come sempre ho ceffato perché non ho letto bene il testo prima di cominciare.

In teoria si dovrebbe fare un preimpasto con farina e acqua, lasciando il tutto a riposare mezz’ora prima di integrare pasta madre e sale.

Io ovviamente ho usato il mio procedimento collaudato di sciogliere la pasta madre nell’acqua e quindi a quel punto tornare indietro non si poteva.

500 g di farina integrale (io in realtà ho usato 300 di integrale e 200 di manitoba)
375 g di acqua
150 g di lievito madre
8 g di sale

noci a piacere (io circa 30 gr).

Dopo aver sciolto la pasta madre nell’acqua ho aggiunto farina e metà noci, lavorando finché l’impasto non mi ha dato l’impressione di essere abbastanza elastico. Ho quindi aggiunto un cucchiaino di sale e le restanti noci, appallottolato e lasciato nel forno spento per circa 6 ore. L’impasto era raddoppiato, per cui l’ho tolto dal recipiente in cui si trovava, ho acceso il forno e l’ho predisposto su un foglio di carta da forno per poter essere poi cotto sulla pietra ollare a calore raggiunto.

L’ho infornato a 220° per 10 minuti, abbassando a 200° per i successivi 20 minuti di cottura.

Il pane è rimasto molto morbido e piacevolmente umidino.

La pagnotta integrale al suo morbido interno
La pagnotta integrale al suo morbido interno
Particolare dell'alveatura (non troppo spiccata)
Particolare dell’alveatura (non troppo spiccata)

Fiorellini (e angelica di recupero) con tacchino alla senape e pesto di pomodori secchi

Oggi vado a pranzo da mia suocera. Ho pure invitato gli zii. Si, ho invitato gente a casa sua, la pagherò carissima.

Per farmi perdonare ho imbastito il gelato Bimby che già un po’ dovrebbe ammansirla. Poi, come di consueto, ho preparato, per citarmi, le triomphe de beurre et sucre… Insomma: la torta delle rose.

Avevo ancora della Iole (la pasta madre bianca) e Manjula (la pasta madre integrale) e così ho “improvvisato” (un termine quanto mai improprio, visto che la mattina di ieri l’ho passata a spulciare ricette su internet) questo antipastino.

Per la pasta lievitata, ho usato questa ricetta:

140 g di LIEVITO MADRE
230 g di FARINA MANITOBA
160 g di FARINA 0
35 g di OLIO di OLIVA
1 CUCCHIAINO scarso di malto
1 albume (io solo quello avevo…)
70 g di LATTE
100 g di ACQUA
5 g di SALE

+latte e semini o spezie per decorare a piacere (io ho utilizzato origano e semi di papavero)

Per il ripieno ho usato il pesto di pomodori secchi che ho prodotto frullando

1) 6 pomodori secchi sott’olio
un pezzetto di parmigiano reggiano
1 spicchio d’aglio
1 manciata di mandorle
basilico e origano a piacere

Il fiore con il ripieno di pomodori secchi
Il fiore con il ripieno di pomodori secchi

e 2) tacchino+senape

Il fiore ripieno di tacchino con un velo di senape
Il fiore ripieno di tacchino con un velo di senape

Ho prodotto gli spicchi come per il fiore di brioche mettendo al centro (più o meno…) dell’impasto il tappo di una bottiglia di acqua minerale e poi tagliando col coltello gli spicchi in sedicesimi.

Siccome avevo abbastanza pasta e pesto di pomodori secchi ho anche ricavato un’angelica salata con gli stessi ingredienti.

Angelica con il pesto di pomodori secchi

Ho quindi lasciato a lievitare la notte e al mattino, dopo aver spennellato con latte e cosparso di semi di papavero e origano, ho fatto cuocere 30 minuti a 190/200°.

La mattina, prima di essere infornati
La mattina, prima di essere infornati
A cottura ultimata
A cottura ultimata

Orange curd – atto II

E l’atto primo? Non c’è perché è stato un epic fail.

Occorse nel lontano Natale 2012 quando, acquistato il libro del Cavoletto di Bruxelles sui regalini natalizi (questo) mi dissi: ‘sta cremina c’ha scritto sopra il nome di Bacini. Bacini è una mia amica che chiamo così non per tutelarne la privacy, ma perché quando scrive su whatsapp chiosa sempre con “bacini”. Ed è strano perché come tipo è più una Brienne di Tarth che una Sansa Stark. Eniuei, per me è diventata Bacini, sempre.

Bacini è affetta da un morbo inspiegabile: non le piace il cioccolato. La ricerca per trovare una cura a questa strana malattia dev’essere ferma, perché pare sia così fin da piccola e quindi parliamo ormai di una trentina d’anni. Fatto sta che quel Natale io preparai ettolitri di Nutella homemade da regalare agli amici per il consueto scambio di pensierini natalizi. E il fatto che lei non potesse cibarsene mi inquietava. E’ come regalare un libro a un leghista, no? Ebbene, decisi di portare “newtella” a tutti e lemon curd a lei.

C’è una cosa che tuttavia mi contraddistingue: io non seguo mai la ricetta originale. E’ scientifico. Non che lo faccia coscientemente: è che quando sono lì perfettamente organizzata e pronta con la mia ricetta da provare tipicamente scopro che a) in realtà non ho tutti gli ingredienti che pensavo di avere o b) alcuni ingredienti sono marciti in frigo nell’attesa di essere utilizzati o c) mi distraggo intanto che sto preparando la ricetta e quindi combino qualche pasticcio (questo sempre).

Quella volta non lessi la questione del bagnomaria. Spremuti i limoni, sbattute le uova, la maizena, lo zucchero, misi tutto sul fuoco e quando assaggiai mi ritrovai a buttare via tutto. Che orrore! E com’è che alla cara Sigrid ‘sta schifezza immonda è venuta bella e squisita e a me fa scappare la voglia di vivere? Oh… Ma c’era scritto bagnomaria…. Ah. Ups.

Bon, dopo quella volta il curd è stato bandito dalla casa.

Stamattina però, complice il fatto che mio marito ha dormito fino alle 9, mentre io alle 6 ero sveglia, irrimediabilmente sveglia, mi sono messa a leggere un po’ di foodblog. Scorri di qua, cerca di là, trovo la ricetta del curd al pompelmo rosa. Entusiasmo! Io adoro il pompelmo rosa, me lo mangio a spicchi e mi fa un pru pazzesco. Come impiegare però un pompelmo lievemente stagionato in frigo? Il pompelm curd sembrava un’idea più che geniale.

Allora ho ripreso questa ricetta.

Poi ho aperto il frigo e non ho trovato il pompelmo rosa che in effetti mi ero mangiata ieri mattina a colazione. Sicché ho un po’ diminuito lo zucchero e l’ho fatta diventare orange curd.

150g di succo di arancia spremuta
2 uova
1 cucchiaio di maizena
100g di zucchero

Ho sbattuto lievemente col cucchiaio le uova con lo zucchero e la maizena, poi ho colato il succo spremuto e amalgamato il tutto.

Stavolta ho cotto a bagnomaria. Risultato? Ottimo! : )

La prossima volta ci aggiungo pure un po’ di vaniglia in semini.

La cremina addensata
La cremina addensata
Cremina
Prospettiva dall’alto

Pan bauletto della ribaltabile

In effetti è tigrato.

L’effetto scenico del mio pan bauletto è perfettibile, ma è comunque ottimo e con l’apporto della Iole è rimasto fresco per diversi giorni.

La ricetta l’ho vista qui ed è così composta:

130 g pasta madre
300 g di farina W 330
150 g farina di tipo 0
250 g di latte
1 cucchiaino di malto
100 g di zucchero
6-7 g di sale
60 g di burro morbido
un cucchiaino di estratto di vaniglia o in bacca

2 , ma meglio 3 cucchiai di cacao

2, ma meglio 3 cucchiai di orzo bimbo

Come sempre, ho sciolto la Iole nel latte, poi ho aggiunto zucchero, vaniglia e malto.

Ho quindi impastato aggiungendo un po’ di farina, un po’ di burro e alla fine il pizzicotto di sale.

Ho poi diviso l’impasto in tre e aggiunto a una parte due cucchiai di cacao amaro (la prossima volta ne metto tre) e nell’altro due cucchiai di orzo bimbo (idem). Si, troppo vintage!

Dopo aver riletto la ricetta ho visto che l’autrice, Lucia, ha incorporato un pochino di latte… Io, ups, no, ma secondo me non se ne sente particolare esigenza.

Ho appallattolato i tre impasti e lasciato tutto a lievitare una notte.

La mattina, ho ripreso le pallotte, le ho stese in tre cerchi sovrapponendoli e ho arrotolato, formando un salsicciotto che poi ho tagliato a rondelle di 1 cm circa.

Il cilindro con i tre impasti stesi e arrotolati
Il cilindro con i tre impasti stesi e arrotolati

Le rondelle ottenute le ho disposte in uno stampo da plumcake più uno da kugelhopf (o come si scrive).

Le rondelle nel tegame
Le rondelle nel tegame

Le rondelle nel tegame

Ho quindi rimesso il tutto nel forno spento a lievitare fino alla sera, quando l’impasto m’è parso pronto per l’infornata.

Il Panbauletto la sera dopo
Il Panbauletto la sera dopo
Un po' più disordinato nello stampo da plumcake
Un po’ più disordinato nello stampo da plumcake

Ho spennellato con il latte e infilato a 170° per 35 minuti e stagnola salvacottura dopo 15 minuti.

Il panbauletto che si credeva un kugelhopf
Il panbauletto che si credeva un kugelhopf

Ottimo con ogni farcitura!