Focaccia dolce della miscredente – una parabola con l’inaspettato lieto fine

La miscredente sono io, che nutrivo ben poche speranze di ottenere qualcosa di mangiabile dalla ricetta che avevo imbastito.
Non che non mi fidassi della fonte originaria: anzi! E’ che stamattina quando l’ho infornata, l’impasto era talmente poco cresciuto che mi son detta: sovralievitata, quindi acidina, e dura; sarà sicuramente una focaccia Birkenstock! E invece… A volte va così. Che quando meno te l’aspetti, ti cresce l’impasto in cottura e si trasforma in qualcosa di più che decente!

Va detto che come al solito nel procedimento della ricetta non ero stata precisissima, quindi avevo una coda di paglia che potevo nasconderci comodamente dentro, non un ago, ma una macchina da cucire intera. Con la sarta.

Venendo alla ricetta:
50 gr di pasta madre
190 ml di latte
1 stecca di vaniglia
1/2 bicchiere di vin brulé (?!!!!)
480 gr di farina manitoba
60 gr di zucchero
(valori ottenuti convertendo con il tool di pastamadre.eu la ricetta originale e aggiustando poi il tiro in progress)
+ emulsione finale così composta:
30 ml acqua
30 ml di olio EVO
50 gr di zucchero

Io come sempre ho sciolto il lievito madre nel latte con i semini della stecca di vaniglia. Poi ho aggiunto lo zucchero e la farina e ho impastato. La manitoba che ho usato doveva essere veramente in carenza da idratazione perché tutto il liquido che ho messo, se l’è bevuto e ancora l’impasto era là da venì. Così mi son girata verso lo scaffale degli alcolici (latte quasi finito e non potevo lasciare mio marito senza per colazione; mi sarei condannata a una morte atroce per rottura di scatole plurima e aggravata) e l’unica cosa che ho trovato è stato il vin brulé preparato a Natale… Vin Brulé, scelgo te! mi son detta con fare pokemònesco e rimaiolo.
Ho quindi annaffiato con quello che reputo essere circa mezzo bicchiere di Glogg stagionato, appallottolato il coso e messo in frigo per 12 ore circa.
Al mattino del giorno successivo, ho estratto la cuffa dell’impasto dal frigo e con il primo sguardo obliquo e sospettoso, ho decretato che ‘sta focaccia sarebbe stata un flop: lievitazione manco accennata, profumo quasi assente. Mmmhm(pf). L’ho lasciata lì, a temperatura ambiente per quattro ore prima di stenderla e tirarci sopra qualche ditata. Sempre meno convinta, ho riposto la schiacciata in forno spento.
A sera mi son detta: sarà il caso di cuocerla, ‘sta ciabatta. Poi ho visto l’ora, già tarda per la mia sveglia mattutina alle 5 e 45, così ho optato per rimandare all’indomani.
Totale ore di lievitazione: mille mila (15, spannometricamente). Sarà acidissima. Uffa.
Invece, dopo i primi 10 minuti di cottura, guardo il forno. Un barlume di speranza gonfia, irregolarmente, la superficie zuccherosa della creatura.
Il mio mabarino preme per farmi giocare: mentre intrattengo il cane, si spande per casa un’odore di zucchero cotto che resuscita gli zombie e li trasforma in fruttariani.
Per i sodi glutei di Andraste! (si, devo giocare un po’ meno a Dragon Age, me ne rendo conto) l’oggetto sta crescendo… E profuma!
Sforno ed esco col cane, sotto una pioggerellina che sembra Londra e un’umidità che ci vorrebbero le branchie per respirare, ma quasi contenta. Al mio rientro, l’oggetto sarà abbastanza freddo da poter essere aggredito.
Dopo una mezzoretta di bagno turco freddo, rientriamo. Il cane si avventa sulla ciotola, io sulla focaccia. Non è acida. E’ morbida, ancora calda. E’ buona! Pazzesco.
E fu così che la nostra eroina giunse in ufficio satolla e pronta ad affrontare una giornata a base di consegne serratissime. E tutti vissero focacc.. ehm, felici e contenti.

Focaccia dolce

Focaccia dolce - bite
Focaccia dolce – bite
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