Ancora uno, poi smetto (ma quando mai!). Pane serale semi integrale ai fichi, uvetta, semi di anice e sale d’acero (!!!)

Fissati coi fichi? Un po’. Per citare uno dei brani più toccanti del repertorio gucciniano: “Ma attenti a non far come quello/che in preda a pensieri lubrichi/andò sotto a un camions di fichi: non puro può far molto mal…”. Ecco, noi sotto non ci siamo andati, ma di frutta disidratata in effetti ne avevamo una vagonata, e il pane è una delle morti più gloriose che si possano cagionare a un fico secco.

La ricetta è malcopiata da qui, con l’opportuna variante introdotta dal recente viaggio di mia cognata in Canada che ha condotto all’approdo in casa mia del sale allo sciroppo d’acero.

Chi lo desiderasse, può spedire mia cognata in Canada a comprarlo. Dubito che si trovi facilmente in Italia, ma sicuramente si troverà qualche procedimento in rete per fabbricarlo. Mi dicono che qualche buontempone ha pubblicato il suo sistema per farsi l’acqua in casa (mischiando due parti di ossigeno arrivato dal cuggino di campagna con l’idrogeno che si trova al Carrefour), figurarsi se non si trova la ricetta per il sale d’acero.

Ciò detto, veniamo a noi: la ricetta era originariamente proposta per il lievito di birra, ma potevo io forse lasciare Manjula a poltrire in frigo? Ma PFUI! Come al solito mi sono quindi avvalsa del tool di conversione di pastamadre.eu, ai cui valori però stavolta ho dovuto aggiungere un po’ di farina. Ecco quindi la proporzione utilizzata:

130 gr di pasta madre

320 gr di acqua

500 gr di farina (100 manitoba, 100 integrale, 50 ai cereali, 50 arifa, 100 grano duro, 100 di 0; non so se si capisce, ma avevo un frappo di pacchettini aperti da usare…)

120 gr di fichi secchi

50 gr di uvetta

1 cucchiaino di miele

1 cucchiaio di semi di anice

1 cucchiaino colmo di sale con sciroppo d’acero

Io ho fatto come per il beatificabile pane al cioccolato e messo l’uvetta in ammollo nell’acqua per una decina di minuti (giusto il tempo di far uscire dallo sportello dedicato alla farina in cucina tutti i pacchettini aperti per cercare un po’ di ottimizzare lo spazio. Operazione, per chi fosse interessato, prevedibilmente fallita. Continuano a spuntare mollettine da ogni angolo, ma almeno qualche sacchettino è stato vuotato). Quella stessa acqua poi l’ho riutilizzata per sciogliere la pasta madre rinfrescata al mattino. Quando ho visto che c’erano un po’ di bollicine con la schiumetta, ho aggiunto il miele, la farina in varie tornate e la frutta con i semi. Da ultimo, quando il pallotto m’era parso quasi pronto, ho integrato il sale.

Quindi ho strappato un foglio di carta da forno, l’ho usato per foderare il lievitatore e ho riposto la creatura a lievitare tutta la notte.

Stamattina ho infornato a caldo sulla pietra ollare a 240° per i primi 15 minuti e a 220° per i rimanenti 40. A me s’è un po’ bruciato sopra perché la pietra era su un ripiano un po’ più alto della metà forno (questa è l’ipotesi di mia moglie. Cioè mio marito, il cui alter ego quando entra in modalità flylady è un’attempata casalinga di nome Filomena).

La pagnotta
La pagnotta
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