Canbiscottini con pasta madre

La prima ricetta l’ho letta qui ed è stato amore a prima vista. Poi ho notato che era espunta da qui e i pochi dubbi sono evaporati.

Le formine le ho prese senza badare agli acquisti etici su Amazon.

Ingredienti:

75 gr di Pasta Madre
100 gr di farina di Kamut
40 gr di farina di grano Saraceno
10 gr di farina bramata di Mais
30 gr di purea di carota
70 gr di purea di Mela
1 cucchiaio di Olio EVO

Ho frullato frutta e verdura, aggiunto pasta madre e farine e infine incordato con l’olio.

Ho lasciato l’impasto a riposare per 5/6 ore. Non era raddoppiato come da ricetta, ma non avevo altra scelta che formare e cuocere.

Ho steso, tagliato con le formine e infornato a 180° per 30 minuti circa.

Il risultato era molto colorito e un po’ duretto per noi umani, ma al canide è piaciuto molto il risultato.

Ecco i biscottini per il mio cucciolo. Che adesso, appena mi avvicino alla teglia, comincia a tirarmi musate sulle ginocchia per richiedere qualche pezzettino di biscotto... Il solito morto di fame!!! ^_^
Ecco i biscottini per il mio cucciolo. Che adesso, appena mi avvicino alla teglia, comincia a tirarmi musate sulle ginocchia per richiedere qualche pezzettino di biscotto… Il solito morto di fame!!! ^_^
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Pane arabo soffiato con pasta madre

Tempo fa mio marito ha inoltrato il solito ordine da 50 kg di farina al Molino e poco prima che chiudesse il carrello, al 90°, ho inserito la farina de blé. Non che sapessi cosa fosse: però vista così… Col suo bel packaging orientale, il nome francofono… L’ho acquistata sulla fiducia. Tant’è che quando poi lui ha finalizzato l’ordine, m’ha chiesto “ma quella roba lì a che serve?” e io, serafica “boh!”.

Quando ho scoperto che serve per fare il pane arabo, champagne! Dei pani non porcosi come il pane ai fichi o alle noci, è tra i miei preferiti. Mi metto all’opera forte delle indicazioni di pandipane.

500 gr di farina di blé
270 gr di acqua
120 gr di Pasta Madre
20 gr di olio EVO

Nella sua ricetta c’era anche il sale che io non ho messo.

Ho seguito il procedimento spiegato in ricetta, quindi prima ho sciolto la pasta madre nell’acqua, poi aggiunto la farina, infine incordato con l’olio.

Ho lasciato riposare l’impasto per un’oretta e ricavato 8 panetti che ho passato col metodo della strozzatura e archiviato in frigo a lievitare per circa 10 ore.

Dopo il frigo, ho atteso due ore, ripreso le palline stendendole in ovali, sovrapponendoli gli uni agli altri con abbondante farina. Ciononostante i tre più in basso mi si sono un po’ appiccicati. Penso che dipenda dal maggior accumulo di umidità per il passaggio in frigo, ma in generale il problema si bypassa creando due torrette da 4 piade ciascuna.

Ho infine preso metà panetti e infornato per 10 minuti a 240° e appena tolti questi ho chiuso la produzione con la seconda tornata. Non ho creduto alla questione del non farli colorire e ho fatto male: alla fine sono usciti troppo secchi. Squisiti, tronfiamente gonfi, ma secchi. La prossima volta non esiterò a toglierli anche se son pallidi.

Le pagnottelle di pane arabo: alcune sono schiacciatine, perché l'impasto mi si era un po' appicciato tra i vari strati. Il gusto è comunque ottimo.
Le pagnottelle di pane arabo: alcune sono schiacciatine, perché l’impasto mi si era un po’ appicciato tra i vari strati. Il gusto è comunque ottimo.
Una pagnottina bella gonfia
Una pagnottina bella gonfia

Torta morbida alle amarene sciroppate – la torta dello sbarasso

Vilmente scopiazzata da qui.

Di quelle ricette che le vedi e dici: si. La voglio. Però in casa, albicocche zero. Ed ecco lì che ti viene in soccorso l’avanzo di amarene sciroppate e ci provi: dici “vediamo”. E ora che hai visto, dici “ANCORAAAAAA…!”.

Chioserò con un dettaglio commovente: con questa torta ho conquistato mia suocera. Che è come aver vinto assieme il Pulitzer, la Palma d’Oro a Cannes, il Nobel per la Pace e aver sanato il debito pubblico mondiale.

Per la frolla
110 g di burro
75 g di zucchero
1 tuorlo
190 g di farina 00
30 gr di pasta di limoni

Per il composto superiore
125 g di burro
125 g di zucchero a velo
140 g di uova (nel mio caso 2 uova intere + metà dell’abume avanzato dalla frolla)
70 g di farina 00
70 g di maizena (ma ci andava la fecola di patate)
10 g di lievito per dolci
1 bacca di vaniglia

Per la base
Sbarazzo del frigo: nel mio caso 1 spicchio di mela, 15 amarene sciroppate e 10 ciliegie snocciolate

Come prima cosa, ho acceso il forno. Poi ho prodotto con il Bimby lo zucchero a velo. Avevo dello zucchero semolato in un barattolo con delle stecche di vaniglia vuote, ma ancora profumate e ho usato quello. Turbo, 20 sec.

Poi ho impastato la frolla: zucchero, burro, tuorlo, farina e pasta di limone finché non mi è risultato tutto ben amalgamato in un pallotto che ho riposto in freezer, perché avevo fretta di concludere la torta.

Sono quindi passata all’impasto superiore, lavorando burro e zucchero a velo con i semini della bacca di vaniglia a crema e aggiungendo poi uova, farina, maizena e lievito. Il risultato è stato un composto abbastanza viscoso, fluido, ma compatto.

Ho quindi ripreso la frolla che nel frattempo si era appena appena raffreddata, l’ho stesa nel tegame, presa a forchettate e ricoperta con le amarene sciroppate, lo spicchio di mela a fette distribuite a ventaglio un po’ distanziate e le ciliegie snocciolate tagliate a metà. Ho quindi ricoperto con l’impasto morbido e infornato a quelli che pensavo essere 180° per 30′.
A tre quarti di cottura, guardo il forno e vedo la temperatura settata a 200°. Porca paletta, ecco perché è già così scura la torta! Però ad aprire lo sportello non mi fidavo (sarà leggenda metropolitana o verità quella che mi hanno insegnato relativamente al non aprire lo sportello durante la cottura di un lievitato?), sicché ho lasciato che colorisse molto.

Quello che si è salvato della torta
Quello che si è salvato della torta

Torta morbida dello sbarasso
Tanto poi ho cosparso con due cucchiaini di zucchero a velo e incartato per andare dai suoceri. Dove metà torta è scomparsa. Accompagnata da un cucchiaio di crema alla vaniglia gelato e appena appena tiepida era veramente emozionante.

E soprattutto ora non ho più ravatti in frigo! : )

Pane amarene sciroppate, nocciole e cacao

L’ho visto su Pandipane e ho pensato: dev’essere mio.

Io che adoro il cioccolato.

Il pane.

E potrei uccidere per delle amarene.

Nel mio cervellino è stato sufficiente leggere il titolo per cortocircuitare tutto il resto e iniziare a ripetermi gli ingredienti tra me e me tipo mantra, crogiolandomi al pensiero di quanto dovesse essere prelibato.

Appena giunto il week end, è scattata l’operazione. Venerdì sera ho rinfrescato. Sabato mattina ho avviato il poolish. Domenica mattina cotto. Lunedì mattina (quanto ho dovuto aspettare!!!) degustato. Posso solo dire che è stata lunga, ma ce l’abbiamo fatta. E qualcuno dovrebbe erigere un monumento a Pat PandiPane. Io presto le mie braccia rubate all’agricoltura, in caso, per offrire il mio contributo.

Nonostante il mio grandissimo entusiasmo, mi sono ritrovata con pochissima Iole da dedicare all’impresa e poche amarene sciroppate, per cui ne ho fatto metà dose (che errore da principianti…).

Ecco quindi il mio poolish

10 gr di pasta madre

+ la punta di un cucchiaino di miele

45 gr di manitoba

45 gr di acqua

 

Amalgamato e ottenuto una pappetta bollicinosa che ho poi ripreso nel pomeriggio.

 

Ai miei 100 gr di poolish gassato ho aggiunto:

200 di farina di grano tenero 00 (la 0 non l’avevo più)

un cucchiaio di cacao amaro

60 gr di acqua

75 gr di sciroppo di amarene

75 gr di nocciole

75 gr di amarene

10 gr di olio di semi (io avevo solo quello di girasole, ci sarebbe dovuto andare quello di arachidi)

1 pizzico di sale vanigliato

 

Ho seguito il procedimento indicato in ricetta e impastato prima poolish, sciroppo acqua e farine+cacao, poi aggiungendo il sale e infine l’olio, impastando fino a incordatura. Ho appallottolato e lasciato a riflettere sull’ultimo teorema di Fermat fino a sera.

A sera ho steso l’oggetto a cerchio (in teoria l’idea era quella di fare un quadrato, ma spiegaglielo tu all’impasto di disporsi con dei vertici se parti da una sfera tondissima), cosparso di nocciole e sciroppo e richiuso i lembi formando un pallotto che ho poi accomodato in un cestino di paglia da lievitazione con un canovaccio cosparso di semola. Il mattino successivo, l’oggetto è stato ribaltato su pietra ollare, inciso a croce e cotto per 45 minuti, di cui i primi 20 a 220°.

La pagnottella
La pagnottella
Profilo laterale
Profilo laterale
La sezione
La sezione
La fetta
La fetta

Mai atteso il lunedì mattina con tanta trepidazione…

Latte di riso

L’altro giorno ho portato i miei omaggi ai nipotini più piccoli che ho: due teppe di 5 e 2,5 anni, sempre pronti a far casino. Il grande correva come un missile, però respirava come una caffettierina, con un rumoreggiamento a dir poco inquietante proveniente dalle più recondite celluline dei suoi bronchi. “Cos’ha il mio terzo nipote preferito?” chiedo a mia cognata. In risposta, ricevo la news che l’ha portato dal pediatra e che secondo questi il problema è il latte vaccino. Di nuovo?! Penso io. Perché già una volta il pediatra aveva individuato in esso la radice di tutti i mali e già allora mi aveva lasciato un po’ interdetta. Tra mio marito che ne beve a bancali e molti altri amici che hanno iniziato a evitarlo, ero un po’ titubante, ma inizio ad allinearmi a chi ormai vi ha rinunciato quasi completamente in favore di alternative vegetali. Dire “ma l’abbiamo sempre bevuto!” è come pensare che si debba vivere di carne rossa perché la carne fa bene. I tempi cambiano, le mucche vengono imbottite di ormoni e il latte ne risente. Toglierlo del tutto forse non è soluzione praticabile per l’apporto di calcio e del resto secondo me in generale vale il principio della differenziazione: se anche non facesse male, di sicuro alternarlo ad altre tipologia di latte non crea danni all’organismo.

Specie il latte autoprodotto con acqua e riso! Perché c’è pure ‘sto fattore: che si parla del latte vaccino che ha problemi, ma poi te lo sai cosa ci mettono nel latte di soia, a parte il cartone frullato, il cui retrogusto inconfondibile può essere individuato in ogni latte vegano a me noto? Eccomi quindi, dopo questo allegro pippotto, al dunque, perché mentre avere una mucca in giardino da mungere tutte le mattine mi risulterebbe un filo impegnativo (e poi già i vicini si lamentano del canino che abbaia, figuriamoci di un bovino che pascola!), usare il riso biologico per farmi il latte di riso, è più semplice.

E quindi: risultato? : )

Perfettibile.

La sbobbetta che ho prodotto aggiungendo un cucchiaio di muscovado alla ricetta originale che prevedeva 1 litro d’acqua per 90 gr di riso cotto 20 minuti non mi ha entusiasmato. Nonostante l’abbia strafrullato col Bimby a velocità supersonica e poi filtrato con il colino, il composto era ancora un po’ budinoso e quindi l’ho dovuto “tagliare” con dell’acqua.

Il gusto non è male, ma non è nemmeno buono: se consideriamo che ci ho pure messo un cucchiaio di zucchero e una stecca di vaniglia, mentre nel latte vaccino c’è solo il lattosio naturale… Il colore invece è vagamente inquietante, ma per quello ho sbagliato io a usare il muscovado, che ha conferito alla bevanda una tinta cappuccino.

Oltre al consumo per colazione comunque lo metterò alla prova negli impasti, per verificare come renda. L’aspetto un po’ richiama quello del milk roux, magari lì può trovare un impiego interessante.

Fermo rimane che i miei nipotini me lo tireranno dietro. E visto che alla fine l’idea era nata per loro, considero questo primo tentativo un piccolo fail. Ma tornerò.

 

Ingredienti:

90 gr di riso Ribe

500 gr + 500 gr di acqua

1 stecca di vaniglia

1 cucchiaio di Muscovado

la punta di 1 cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero

 

La ricetta che ho letto prevedeva di far bollire il litro di acqua, poi versare il riso, far cuocere e quindi lasciare raffreddare (a quel punto inserendo a piacimento la stecca di vaniglia) per poi frullare.

Io ero dubbiosa a) che un litro d’acqua + il pugno di riso si riuscisse a frullar bene, b) sul ruolo del raffreddamento perché non capivo che differenza facesse frullare a caldo o a freddo e c) sul momento di utilizzo della vaniglia. Per cui alla fine, come sempre, ho fatto di testa mia.

 

500 gr di acqua + 1 cucchiaio di muscovado + stecca di vaniglia incisa + la punta di un cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero – 7 min. varoma vel. 1.

Tolta la vaniglia, e versato il riso (90 gr) – 20 min. 100 ° vel. 1.

A fine cottura, frullìo: 3 min, vel. 10

Aggiunti 200 gr di acqua fredda, 1 min. vel. 10 e infine incorporati mano a mano i restanti 300 gr (versati con lame in movimento). Ho filtrato con un colino e imbottigliato; a raffreddamento completato, ho riposto il recipiente in frigo.

Il colore invitante del mio latte di riso
Il colore invitante del mio latte di riso

Il composto per me era ancora troppo budinicchio stamattina, per cui l’ho allungato in tazza con un po’ d’acqua. Non mi ha entusiasmato, ma magari era anche colpa del fatto che non avesse fatto in tempo ad amalgamarsi un po’ meglio.

Domattina vedrò se la situazione è migliorata.

Gelato all’albicocca in due varianti: con pasta di arance e al miele variegato

L’altro giorno ho comprato troppe albicocche, pure un po’ dure, per poterle mangiare tutte, sicché 1 chiletto le ho promosse a marmellata light, solo frutta e bacca di vaniglia senza zucchero con cottura per un’oretta circa. Ora, problem is, che in frigo ne avevo già di questa confettura da dieto-maniaci e quindi mi sono ritrovata 4 barattoli di cui non sapevo più simpaticamente che fare.

Allora, idea: prima che il tutto muffisca (senza zucchero il processo di decomposizione è molto più rapido!), trasformiamo la purea in qualcos’altro. Avevo in mente un curd, in effetti, ma quando sono arrivata a casa mio marito aveva fatto fuori tutte le uova che c’erano per imbastire una frittata varoma che non ha mai finito di cuocere nel Bimby… Abbiamo scoperto amaramente che 5 uova e 2 zucchine sono troppe da gestire al vapore! ^_^”

Senza uova, l’unica chance era rivolgermi al gelato… E così ho provato questa ricetta, riadattandola ai miei scopi: ovvero primariamente rovinare tutte le ricette in cui mi imbatto!

 

Ne ho quindi prodotto due versioni:

 

Le vaschette pronte per essere riposte
Le vaschette pronte per essere riposte

con pasta di arance

100 gr di latte

100 gr di panna

170 gr di purea di albicocche (la mia “marmellata”)

70 gr di zucchero

1 albume

2 cucchiaini di pasta di arance

 

Frullando tutto nel Bimby e mettendo poi a congelare per la giornata. A sera, ho mantecato con un goccio di sciroppo di mirtilli e servito.

 

Prima versione, con lo zucchero
Prima versione, con lo zucchero

con miele e liquore alla mandorla

100 gr di latte

80 gr di panna

170 ge di pure di albicocche

50 gr di miele

2 cucchiai di albiquore (liquore ai noccioli di albicocca che sa di mandorla)

 

Il gelato nella variante al miele
Il gelato nella variante al miele

Frullando tutto nel Bimby e infilando nel congelatore per la giornata. A sera ho mantecato con un goccio di albiquore e servito.

Gelato all'albicocca servito
Gelato all’albicocca servito

Operazione caravanini

Era già un po’ che volevo provare a fare il pane di pasta dura, ma visto il processo di cilindratura ho rimandato perché mi serviva una mezza giornata da dedicare e purtroppo o per fortuna il tempo libero è merce rara e preziosa qui.

Per questo ponte però, visto anche il tempo non troppo invitante, ho avuto modo di dedicarmici, con esiti… Perfettibili.

Premesso che ero pronta a fallimenti ben peggiori, per quel che mi riguarda è scoraggiante non aver ottenuto un pane perfetto dopo essermela menata per due ore con la macchinetta Imperia a stirare fettine di impasto poi arrotolate. Il fato avrebbe dovuto premiarmi con un risultato eccellente! Invece il panino si, è buono, si, è abbastanza compatto, però… Del caravanino ha poco.

E’ vero che ho dimenticato di fare l’incisione sopra, quindi è anche colpa della mia solita distrazione e probabilmente dell’inesperienza. Insomma, caro caravanino, per il momento ti appendo al chiodo, ma sappi che tornerò. Più agguerrita che mai.

La ricetta originale prevede una biga e un impasto, per cui si parte la sera prima con:

40 gr. di lievito madre
70 gr. di acqua
135 gr. di farina W 330

Il lievito madre si scioglie nell’acqua, poi si aggiunge la farina. Il tutto si lascia a fermentare una notte al chiuso e la mattina si reimpasta assieme a:

370 gr. di farina 0
50 gr. di farina di farro
265 gr. di acqua
16 gr. di sale fino
un cucchiaino di malto

Io ho sciolto lo starter nell’acqua e aggiunto malto + farine, poi in ultimo il sale.

Ho formato una palla che ho lasciato a rilassarsi per una mezzoretta, prima di dividerla in 10 palline che ho poi passato nella macchinetta Imperia (quella a manovella che alcuni chiamano la Nonna Papera) simulando la cilindratura. Dopo due passate e due ore circa, avevo ottenuto i miei piccoli simpatici caravanini che ho lasciato a lievitare per un’oretta scarsa e quindi infornato a 230 ° per i primi 10 minuti, poi abbassando a 200° e facendo cuocere per un’altra mezzora abbondante.

Il profilo buono del caravanino
Il profilo buono del caravanino
L'alveolatura compatta
L’alveolatura compatta