Latte di riso

L’altro giorno ho portato i miei omaggi ai nipotini più piccoli che ho: due teppe di 5 e 2,5 anni, sempre pronti a far casino. Il grande correva come un missile, però respirava come una caffettierina, con un rumoreggiamento a dir poco inquietante proveniente dalle più recondite celluline dei suoi bronchi. “Cos’ha il mio terzo nipote preferito?” chiedo a mia cognata. In risposta, ricevo la news che l’ha portato dal pediatra e che secondo questi il problema è il latte vaccino. Di nuovo?! Penso io. Perché già una volta il pediatra aveva individuato in esso la radice di tutti i mali e già allora mi aveva lasciato un po’ interdetta. Tra mio marito che ne beve a bancali e molti altri amici che hanno iniziato a evitarlo, ero un po’ titubante, ma inizio ad allinearmi a chi ormai vi ha rinunciato quasi completamente in favore di alternative vegetali. Dire “ma l’abbiamo sempre bevuto!” è come pensare che si debba vivere di carne rossa perché la carne fa bene. I tempi cambiano, le mucche vengono imbottite di ormoni e il latte ne risente. Toglierlo del tutto forse non è soluzione praticabile per l’apporto di calcio e del resto secondo me in generale vale il principio della differenziazione: se anche non facesse male, di sicuro alternarlo ad altre tipologia di latte non crea danni all’organismo.

Specie il latte autoprodotto con acqua e riso! Perché c’è pure ‘sto fattore: che si parla del latte vaccino che ha problemi, ma poi te lo sai cosa ci mettono nel latte di soia, a parte il cartone frullato, il cui retrogusto inconfondibile può essere individuato in ogni latte vegano a me noto? Eccomi quindi, dopo questo allegro pippotto, al dunque, perché mentre avere una mucca in giardino da mungere tutte le mattine mi risulterebbe un filo impegnativo (e poi già i vicini si lamentano del canino che abbaia, figuriamoci di un bovino che pascola!), usare il riso biologico per farmi il latte di riso, è più semplice.

E quindi: risultato? : )

Perfettibile.

La sbobbetta che ho prodotto aggiungendo un cucchiaio di muscovado alla ricetta originale che prevedeva 1 litro d’acqua per 90 gr di riso cotto 20 minuti non mi ha entusiasmato. Nonostante l’abbia strafrullato col Bimby a velocità supersonica e poi filtrato con il colino, il composto era ancora un po’ budinoso e quindi l’ho dovuto “tagliare” con dell’acqua.

Il gusto non è male, ma non è nemmeno buono: se consideriamo che ci ho pure messo un cucchiaio di zucchero e una stecca di vaniglia, mentre nel latte vaccino c’è solo il lattosio naturale… Il colore invece è vagamente inquietante, ma per quello ho sbagliato io a usare il muscovado, che ha conferito alla bevanda una tinta cappuccino.

Oltre al consumo per colazione comunque lo metterò alla prova negli impasti, per verificare come renda. L’aspetto un po’ richiama quello del milk roux, magari lì può trovare un impiego interessante.

Fermo rimane che i miei nipotini me lo tireranno dietro. E visto che alla fine l’idea era nata per loro, considero questo primo tentativo un piccolo fail. Ma tornerò.

 

Ingredienti:

90 gr di riso Ribe

500 gr + 500 gr di acqua

1 stecca di vaniglia

1 cucchiaio di Muscovado

la punta di 1 cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero

 

La ricetta che ho letto prevedeva di far bollire il litro di acqua, poi versare il riso, far cuocere e quindi lasciare raffreddare (a quel punto inserendo a piacimento la stecca di vaniglia) per poi frullare.

Io ero dubbiosa a) che un litro d’acqua + il pugno di riso si riuscisse a frullar bene, b) sul ruolo del raffreddamento perché non capivo che differenza facesse frullare a caldo o a freddo e c) sul momento di utilizzo della vaniglia. Per cui alla fine, come sempre, ho fatto di testa mia.

 

500 gr di acqua + 1 cucchiaio di muscovado + stecca di vaniglia incisa + la punta di un cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero – 7 min. varoma vel. 1.

Tolta la vaniglia, e versato il riso (90 gr) – 20 min. 100 ° vel. 1.

A fine cottura, frullìo: 3 min, vel. 10

Aggiunti 200 gr di acqua fredda, 1 min. vel. 10 e infine incorporati mano a mano i restanti 300 gr (versati con lame in movimento). Ho filtrato con un colino e imbottigliato; a raffreddamento completato, ho riposto il recipiente in frigo.

Il colore invitante del mio latte di riso
Il colore invitante del mio latte di riso

Il composto per me era ancora troppo budinicchio stamattina, per cui l’ho allungato in tazza con un po’ d’acqua. Non mi ha entusiasmato, ma magari era anche colpa del fatto che non avesse fatto in tempo ad amalgamarsi un po’ meglio.

Domattina vedrò se la situazione è migliorata.

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