L’insostenibile leggerezza della Panarellina

Morbida. No, non solo morbida. Soffice. Nuvolosa (?!). Cotonosa. Perché non conosco una parola sufficientemente calzante per descrivere la consistenza di questa torta?

Sabbiosa, umidina.

Con quel gusto di mandorla che… Delizia.

Compatta.

Una torta che quando la sniffi, altro che coca. Il profumo dello zucchero a velo ti inebria molto di più. Beh, non lo puoi sapere perché una pista di coca non l’hai mai provata in effetti. Onestamente è difficile che qualcosa regga il paragone, comunque.

Si, la provo. Mi fido di Vittorio e di vivalafocaccia.com, mi fido della ricetta. E faccio bene.

 

Ingredienti:

4 albumi (io ne ho messi 5 perché uno mi era avanzato da una precedente preparazione)

1 cucchiaino di succo di limone

1 pizzico di sale vanigliato

 

4 rossi

200 gr zucchero

Aroma alla vaniglia (io mezza boccetta)

60 gr olio di semi di girasole

80 gr amaretto di Saronno

150 gr di fecola

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale vanigliato

 

Accendere il forno al 170° ventilato (io ho optato per questa temperatura, ma l’originale diceva 160/170, a seconda del forno).

Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale e un cucchiaino di succo di limone. Mettere da parte.

Sbattere i rossi con lo zucchero fino a ottenere una spuma chiara. Aggiungere quindi in due riprese prima l’olio e la vaniglia, poi l’amaretto.

Amalgamare al composto la fecola setacciata con il lievito a un pizzico di sale.

Integrare al composto ottenuto i bianchi, mescolando dal basso verso l’alto con una spatola.

Fasciare la teglia con carta da forno (per me da 26 cm, nella ricetta da 30: la mia è proprio la dimensione minima per un impasto di questa portata; più piccola temo l’esondazione sia quasi assicurata) e riversarvi l’impasto livellandolo con la spatola. Infornare per 25 minuti con prova stecchino.

Quando la torta è pronta, sfornare e fasciare con un foglio di carta stagnola. In questo modo l’umidità rimane concentrata nella torta che si asciuga di meno e rimane più morbida.

Quando è raffreddata, spolverare con zucchero a velo.

Prepararsi ad addentare la sofficezza. Ripetutamente e senza pietà.

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