Maamoul vegan Bimby

Questi li ho preparati per la mia stagista preferita : )

Vegana molto atipica, avrebbe anche apprezzato dei biscotti “normali”, ma avendo la possibilità di preparare qualcosa di compliant col suo regime… Perché non provare?

 

Ingredienti

frolla (ricetta Montersino dimezzata nelle dosi e trovata qui): 160 g farina di farro, 130 g farina 00, 125 g zucchero, scorza di limone, pizzico sale vanigliato, 50 g acqua, 35 olio di semi di arachide, 35 g olio EVO quezzino, 1 bustina cremor tartaro

Io ho impastato tutto col Bimby, vel. 6 per 30 secondi e riposto in frigo per mezza giornata.

 

ripieno (ispirato a questa ricetta di ArabaFelice): 125 g datteri, 50 g noci macadamia, 5 g semi di lino, noce moscata, pizzico di sale vanigliato, 1 cucchiaino arancino home made

Frullato tutto nel Bimby (prima le noci e i semi di lino, poi il resto) e riposto in frigo anche lui fino a sera.

 

Zucchero a velo per finitura (qb)

Dopodiché ho usato la mia mitica raviolottatrice piccola e steso l’impasto sottile per produrre diversi raviolotti, ciascuno con una noce di ripieno ai datteri dentro. Chiusi, infornati 10 minuti a 180° ventilato. Sfornati, li ho cosparsi con abbondante zucchero a velo.

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Ceci e verdure al curry naga(llardo) – naga curry curry ‘uagliò

Si va al mercatino di San Nicola questo Natale 2015 io e il consorte in modalità “compriamo tutto”. Oggetti di cuoio, di vetro, di stoffa, giochi per i bimbi, giochi per gli adulti, giochi per il cane (tutte cose serie, insomma). Poi lo si sente. Il profumo di spezia. Nell’aria cannella, zenzero, vaniglia. E dire che lì tutto sa di asino, perché essendo anche pieno di animali e salumi, quando si entra i ricettori del naso vengono praticamente travolti e sepolti da una pletora di stimoli. Comunque si raggiunge il banco delle spezie e qui si ha un momento di raccoglimento. Non meditativo. Di raccoglimento della vil pecunia, perché già sappiamo che dovremo impegnarci pure gli organi interni. Accettate assegni? Verrebbe da dire.

La tipa, molto hippy, ci tenta con una profusione di curry descritta alla critico enologo: “questo ha note di tè verde, citronella e frutti di bosco essiccati al sole delle steppe kamchakte”, “questo richiama il miele di tiglio, l’uva fragola e si abbina perfettamente con l’hamburger barriquato di seitan”, “oh, questo è rotondo, pieno e verace, sfuma quasi nel Garam Masala con quel retrogusto di liquirizia pivotante”. ‘A ‘mpunita, ma per chi m’hai preso?! Per una che si lascia irretire dal suono di parole che richiamano lande lontane ed esotiche? Ci vuol ben altro.

E infatti l’altro arriva. Sottoforma di sfida al celodurismo. Un problema diffuso, trasversale e serissimo, questo. Tu sfida un celodurista di ogni età, razza, genere e religione: hai già vinto. Purtroppo io e mio marito ne siamo affetti. Ed è così che ci siamo aggiudicati una portentosa fornitura di Curry Naga, il Curry più piccante che circolasse in quel banchetto.

“Tutto molto bello, specialmente l’abbinamento vegano che è proprio il nostro, due altoforni alimentati a carne di ogni tipo, maaaa… Senti, quello lì “naga-coso”… Cos’è?!”. E la tipa “Ah, no guarda, questo se non siete più che abituati a mangiar piccante, ve lo sconsiglio!”. Mi si serra la mandibola e aggrotto la fronte a sentir ‘sto cliché: che una con gli occhioni verdi alta un metro e un puffo ti pare che possa mangiare piccante. E’ così che senza manco accorgermene estraggo tutto quello che ho dal portafogli per immettere nella borsa ‘sto sacchettino di lava essiccata.

Lo usiamo la prima volta a casa di amici con riso, pollo, verdure e latte di cocco: sublime. Piccante il giusto, per noi che non definiremmo una cosa “troppo piccante” nemmeno se minacciassero di chiuderci l’account su Netflix. Comunque non è il caso davvero di questo che è, come lo definirebbe l’hipster del banco, tonico e vigorosamente palatale.

Poi rimane lì. Passano i giorni e finisce un po’ nel dimenticatoio. Il destino di tutte le Lamborghini: ti compro (magari!) e poi passi molto più tempo chiusa in un garage coperta e riverita che sull’asfalto dove potresti esprimere il tuo potenziale. Che mondo triste. Parimenti, il nostro Curry (na)Gallardo: rimane in stand-by, tra gli altri barattolini, fremente che qualcuno lo riconsideri.

Cosa che avviene prontamente qualche mese dopo. Perché arriva il grande caldo e cosa ti viene in mente quando la temperatura sale? Insalate? Zuppe fredde? Granite? Come siete mainstream. A me torna in mente quel curry. Vedo passare una ricetta su Zucchero e Zenzero che si chiama curry di ceci e verdure. Perfetto! Mi dico.

Affetto le verdure, cuocio i ceci.

Uh, ma quand’è che si mette il curry?

E scopro che in questa ricetta si intende con curry la zuppa indiana, non la spezia.

Ma si può?! Se cercavo curry su Pinterest mi usciva fuori di tutto e io son riuscita a pescare l’unica ricetta che il curry non lo contiene. Sono un fenomeno.

Ormai è tardi comunque per avere ripensamenti: ‘sto curry all’indiana si farà con la naga-spezia.

E così è nato il nagacurry-curry di ceci. E siccome da ggiòvane ascoltavo di 99 Posse, ecco spiegato per assonanza il guagliòne del titolo.

E vissero tutti felici e piccanti.

 

1 melanzana

1 cipolla

1 spicchio aglio

1 cm zenzero

Spezie: CURRY!, semi di cumino, coriandolo finocchio, senape e paprika+curcuma 1 cucchiaino per ciascuna

2 zucchine

2 carote

10 pomodorini

400 g ceci cotti

Sale

Pepe

Olio EVO

Yogurt (io non l’ho messo)

 

Lessare i ceci e a parte cuocere la melanzana, prima arrostendola sui lati e poi frullandola (tipo per fare il babaganoush). Tagliare le altre verdure a julienne (i pomodorini no  ; )) e rosolare con un filo d’olio e le spezie. Cuocere a fuoco basso per una decina di minuti, quindi integrare la purea di melanzane, i pomodorini a pezzi e i ceci. Amalgamare, cuocere ancora qualche minuto e regolare di sale/pepe. Servire caldo, tiepido o freddo (in pratica, a qualunque temperatura).

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Le spezie a soffriggere
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Zucchine e carote tagliate a julienne pedestremente
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Il soffritto completo
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L’aggiunta della purea di melanzane
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Il gran finale con aggiunta di pomodorini e ceci cotti (non si vedono, ma ci sono!)

Nachos

Un giorno pintereggiavo svogliata, quando ho trovato tutta una serie di ricette per fare in casa le patatine snack da festa. Ora, per me, come per tutti, il fascino del junk food è proprio la sua insalubrità per definizione. Arachidi, patatine multiforma e composizione, olive ripiene, salse… Fritto, grassi e zuccheri come se non ci fosse un domani. È parte del pacchetto, gli è connaturato. E tutti godiamo a leccarci le dita. Quindi bando alle ciance, mi son detta: di qualcosa si deve morì, moriamo di morte lenta (cit.) ingollando porcherie consapevolmente e coerentemente, senza falsi ideali di appetitosa salutarità. Epperò la passi una volta, la passi due e la tua bacheca continua a popolarsi di queste ricette HomeMadeFonzies, Palline di Mais Artigianali che alla fine dici: ok Pinterest, vedo che mi stai mandando dei segnali. Il più chiaro e inequivocabile è che il cibo è chiaramente un interesse quasi patologico, dovrei parlarne con uno bravo. Il secondo è… Oh, Benedict Cumberbatch.

[disconnessione]

 

250 g fioretto

250 ml acqua

50 g Farina 00 (alla bisogna di più o di meno: dipende da quanta acqua assorbe la farina di mais)

1 pizzicotto sale

 

Questa a chiamarla ricetta ci vuole del coraggio. Si impastano le farine con l’acqua e il sale, poi si stende il tutto molto sottile e lo si taglia a triangolo. Dopodiché si spennella con olio e sale/pepe se desiderato e si inforna a 180° ventilati per 10-15 minuti (dipende da quanto li volete croccanti; oppure si frigge, eccheccacchio).

Io per una cottura più leggera ho optato per il forno e per il crisp al microonde. Quelli al forno tradizionale mi han convinto di più.

Da pucciare nella salsa mex; almeno un po’ di male facciamocelo, per dinci.

Quasi dimenticavo! Spunto originale forse (non ricordo più in realtà se il sito fosse effettivamente questo! ^_^’) qui.

Gli unici nachos che sono riuscita a immortalare...
Gli unici nachos che sono riuscita a immortalare…