Biscotti per gli infanti

Amo cucinare. Adoro farlo per chi amo all’ennesima potenza. Potevo esimermi per i miei due cocoritini stupendi? No. No. E poi no.

Però minestre di tutti i tipi, con i sapori dell’orto, con l’olio prodotto qui a km zero, la carne scelta solo da fornitori selezionati e da me cotta, frullata e all’occorrenza congelata… Non era sufficiente. Non potendo mettermi a fare il latte (ahimé di quello non ne ho più da mesi), mi son buttata sui biscotti per l’infanzia. Quelli che nella mia famiglia si son sempre chiamati “i Plasmon” anche se mia cognata li comprava della Mellin, io della Coop e gli unici Plasmon originali che ho mai avuto in casa li ho presi per mia sorella che ne va matta.

Ora, i problemi dei biscotti per l’infanzia sono numerosi: io per esempio mi sono chiesta: a parte il gusto (a questa età e col palato sciapo che han loro, mangiano tutto!), ma i valori nutrizionali di quello che esce dal mio forno saranno poi corretti per il loro sviluppo? Qui mi sono risposta ciò che mi ero detta in precedenza per gli omogeneizzati di carne e frutta. “Secondo te, cara mamma, il signor Mellin/Plasmon/Hipp/Holle/Coop/Primia/Alcenero/Estiquarzi come li produce i suoi omogeneizzati di carne e verdura? Si, tutto biologico, bene. Ma quando si tratta di fare un bel passatone di verdura, fa come te e seleziona le foglioline più tenere delle bietole? Usa solo il cuore dei finocchi? Lava  le patate due volte e se c’è qualche punto ammaccato, nero o che non gli ispira fiducia, lo scarta? Pela i filetti della banana? Testa personalmente il grado di maturazione della frutta perché sia la più dolce di casa? Suvvia. Ovvio che non lo fanno: ancora grazie che non frullino assieme, negli stessi apparati, anche le pecore intere.

Quindi, diciamocela: quello che si fa in casa nella peggiore delle ipotesi è pari al prodotto comprato e solo in rarissimi casi può essere dannoso. Poi, oh, parliamo di biscottini da dare così, all’occorrenza, un pezzettino al giorno per quando hanno la fame disperata, ma tu con una mano non è che puoi dare da mangiare contemporaneamente a tutti e due..

Così mi son fatta coraggio, ho superato le mie barriere ideologiche e mi sono messa a spulciare la rete alla ricerca di ricette.

Il primo scoglio è stato scegliere il dolcificante. Com’è noto, lo zucchero è quasi unanimemente criticato, per cui la mia prima ricerca è stata quella di trovare un sostituto degno. Il migliore, in termini di profilo nutrizionale, è risultato essere il malto, come da molti in rete descritto e come confermato dal mio pediatra (non mi fido MAI di quello che leggo in rete).

In secundis, la farina. A parte la 00, in casa ne ho veramente di tutti i tipi. Avena, grano saraceno, farro, tipo 1, tipo 2.. Chi più ne ha, è un mulino. Però la farina in effetti non la ho sempre biologica. E allora ho optato per una tipo 2, che mi sembrava un giusto compromesso, senza essere integrale, ma ricca di nutrienti.

Quindi, altro tema: il grasso. Burro? Olio? Nessuno? Altri grassi non li ho presi in considerazione perché ne so troppo poco in materia e non volevo rischiare di dare ai piccoletti qualcosa di inadatto. Qui la scelta l’ho fatta duplice, nel senso che ho usato sia l’EVO sia l’olio di semi. Il burro non lo demonizzo, però l’olio è sicuramente un alimento più consigliato e consigliabile.

Trovati i componenti, si è trattato solo di mischiare il tutto con delle dosi ragionevoli: qui ho perso un sacco di tempo e di energie, ma fortunatamente mi è venuto in mente di guardare su mammarum. Leggendo sulle scatole dei biscotti, avevo trovato che i valori di carboidrati e zuccheri erano in rapporto all’incirca 1 a 3. Poi, cercando come sostituire lo zucchero con altri dolcificanti, avevo raccolto l’informazione che il malto ha un potere dolcificante pari alla metà rispetto al comune saccarosio e che è composto dal 20% di acqua in più. Morale: quanti calcoli per decidere il quantitativo da usare! E alla fine non esserne mica convinta, perché con la matematica ho sempre avuto una relazione che su facebook si definirebbe “è complicato”.

Grazie signore grazie, esiste Mammarum e lì ho trovato la ricetta, tra l’altro proprio identica ai componenti che avevo in mente di usare io, per fare i biscottini da cuccioli. E così, riposto l’abaco, mi son messa ai fornelli. Sentendomi molto più a mio agio!

Versione 1) con olio EVO

Ingredienti:
250 g farina tipo 2
100 g malto di riso
40 g olio EVO
40 g acqua
1/2 bacca di vaniglia (semi)
1 zesta limone
1 pizzichinoinoino di sale
5 g ammoniaca per dolci

Ho versato tutti gli ingredienti in un recipiente e lavorato a mano fino a ottenere un panetto che ho poi riposto in frigo per una trentina di minuti.

Ho quindi steso con il mattarello, coppato con un tagliabiscotti a ciambella e cotto in forno caldo, modalità ventilata, per 10 minuti. Ce ne stanno anche meno (8, direi è l’ideale).

Ancora da cuocere
Pronti per il forno
Sfornati

Versione 2) con olio di semi

Ingredienti:
250 g farina tipo 2
100 g malto di riso
60 g olio di mais
40 g polpa di mela frullata
1 pizzico di cannella

Idem con patate, a parte che mi è scappata la voglia di usare le formine e li ho tagliati a rettangoli velocissimamente (e quindi da cani).

L’impasto con la purea di mele
Il panetto ottenuto
I biscotti in cottura

NOTE FINALI: i biscottini sotto il profilo dell’apprezzamento da parte dei pargoli sono stati un successone. Al mio palato, viziato da anni di zuccheri, sembrano di cartone, però se uno si abitua, dopo l’impatto iniziale, risultano un po’ meno tragici e per la colazione van benissimo. Tipo con una colata di miele ai frutti di bosco, diventano passabili. 🙂

Per quel che riguarda il gusto, mi sento di dire che tra EVO e olio di semi, a cottura ultimata, non vi sia poi questa gran differenza.

Quanto alla solubilità nel biberon: benino quelli con l’ammoniaca, un pochino meno quelli senza; entrambi comunque si sciolgono molto meno facilmente di quelli comprati. C’è margine per nuovi esperimenti, insomma. E ho già adocchiato una ricetta… Stay tuned! 😉

Annunci

Biscocchini cocco e semolino all’arancia Bimby

Rientro a casa con le mie sei uova superbiologiche costate carissime e due di esse colano fuori dal contenitore… Anubi! PERCHE’?!?!?!?!?!?

Alla veloce, recupero una ricetta di biscotti che richieda almeno due uova (incredibile come quando cerchi una ricette sulle tue bacheche di Pinterest, i primi dieci risultati siano sempre quelli che NON ti servono!) e la imbastisco, prima che tutto il contenuto delle uova si sia riversato fuori dal guscio.

Nascono così questi biscotti marocchini, tosto ribattezzati quindi “biscocchini”, che originariamente si chiamano “Ghriyba”. A me sembra più semplice pronunciare biscocchini.

Ingredienti:
250 g semolino
100 g farina di cocco
110 g zucchero (per me vanigliato e a velo)
3 pizzichi di sale
2 uova
60 g olio di semi
1/2 bustina di lievito in polvere per dolci
l scorza di arancia

Finitura:
4 cucchiai di zucchero a velo (per me vanigliato)

Io avevo dello zucchero a velo frullato con una bacca di vaniglia a vel. turbo con Bimby, per cui ho usato quello, sia nell’impasto sia nella finitura.

Ho inserito semolino, farina di cocco, zucchero, scorza d’arancia e sale con le uova e l’olio 1 minuto a vel. 6. Ho quindi integrato con il lievito, 30 sec. vel. 6 e appallottolato l’impasto molto morbido, lasciandolo in frigo una mezz’oretta.

Quando l’ho ripreso, ho aperto il forno a 170° e ho formato palline da circa 16 g, passandole poi nello zucchero a velo. La ricetta diceva di inumidirsi prima le mani, io non l’ho fatto, ammetto.

Ho allineato le palline così ottenute su una leccarda ricoperta con carta da forno e cotto a 170° per 11 minuti.

L’impasto
La pallina cruda
Una delle due teglie
I biscotti cotti
L’interno

Biscotti da inzuppo Bimby

Mi è venuta una voglia pazzesca di biscottare qualcosa di semplice dopo aver cercato in lungo e in largo una ricetta di biscotti per i miei infanti che soddisfacesse le mie paturnie di mamma e i miei desideri di assaggio. Non l’ho ancora trovata.

Però guardando un po’ lì e un po’ là, ho accumulato tanti spunti che prima o poi si materializzeranno in esperimenti, e soprattutto appunto una gran voglia di biscotti semplici. Ma più che semplici, proprio basici. Non nel senso di non-acidi. Nel senso: uova-farina-zucchero. E basta.

Sono quindi incappata in questa ricetta di Scatti golosi che non solo profumava di cose semplici, ma usava pure la semola di grano duro al posto della farina 00. Come non incuriosirsi?! Le uniche modifiche che ho apportato sono state nel quantitativo di farina (la sua era semola rimacinata, la mia no) e nel lievito (non avevo ammoniaca, per cui ho usato quello “chimico”).

Per una trentina di biscotti:
350 g semola di grano duro
100 g zucchero di canna
1 bacca di vaniglia
1 zesta di arancia grattugiata
1 uovo
50 g olio EVO
40 g latte
1/2 bustina lievito e 1 pizzico di sale

Finitura:
1/2 tazzina di latte
2 cucchiaini di zucchero di canna

Io ho frullato lo zucchero di canna con la bacca di vaniglia e poi schiaffato tutto assieme nel boccale del Bimby. Ho ottenuto un panetto morbido che ho messo in frigo per due ore e che ho poi lavorato a mo’ di grissino ricavando dei tronchetti tagliati col coltello; in teglia ho disposto tutto a distanza, consapevole che i biscotti sarebbero cresciuti parecchio con la cottura.

Ho quindi spennellato col latte, ricoperto con un goccino di zucchero di canna e infornato a forno caldo, ventilato, a 180° per 11 minuti. La seconda infornata l’ho messa 10 minuti e secondo me sono usciti meglio, ma è proprio questione di sfumature. L’importante, penso, è che non coloriscano troppo. Morbidi e gustosi ancora qualche giorno dopo essere stati sfornati, appena usciti erano paradisiaci. Con l’ammoniaca sicuramente il risultato migliora ulteriormente, la prossima volta proverò (l’ho comprata apposta!).

L’impasto nel boccale del Bimby
Il “grissino”
La teglia coi biscotti infornata
Appena sfornati

Il retro biscotto
L’interno

Biscotti non vegani al burro di arachidi

Potevo farli vegani, ma anche no. Avevo della crema di arachidi acquistata in offerta da Naturasì, quale migliore occasione che farne dei biscottini.

Di tutte le ricette che ho pintereggiato, ce n’erano due che avevano attirato in particolare la mia attenzione: una con un ripieno di mou che mi fa venire l’acquolina in bocca persino ora che mi sta tornando su il fegato con le cipolle alla veneziana che ho mangiato a pranzo, l’altra molto semplice, con delle formine che mi sembravano quasi da canestrello. Il sito era Pan di Zenzero, un prodotto gastronomico che io semplicemente adoro e quindi… In quanto grande appassionata di canestrelli e di zenzero, alla fine ho optato per l’ultima. Ne sono abbastanza soddisfatta, benché le dosi fossero specificate in cucchiai e i cucchiai sono molto variabili (tipo, i miei sono dei mestolini quasi), in più ho avuto l’impressione che la tenutaria del (bellissimo) blog abbia dovuto tradurre la ricetta da un’altra fonte e si sia dimenticata un pezzo (diversamente non mi spiego com’è che a un certo punto si menziona il, sì opzionale, sciroppo di caramello che poi nel procedimento io non ho trovato). Mi incuriosiva invece tantissimo l’idea di cuocere i biscotti con la marmellata in mezzo invece che usarla a posteriori. Però non avevo marmellata da usare all’uopo e alla fine il mio impasto, le cui dosi ho rispetto all’originale ho dovuto un po’ modificare (etteppareva!!!), era troppo sbriciolabile per usare le formine. Quindi alla fine ho usato il metodo forchetta, che con il burro d’arachidi, alla fine, ci sta sempre come il cacio sui maccheroni.

Venendo a noi, quindi, le mie dosi per un impasto veementemente non-vegan.

Ingredienti:
80 g zucchero
85 g farina 00
25 g farina di avena
1 pizzico sale
1 punta di cucchiaino di pisto
1 punta di cucchiaino di lievito
1 uovo (il mio pesava circa 45 g)
160 g burro di arachidi
25 g latte

Per la versione al cacao (metà dell’impasto ottenuto con gli ingredienti sopra, circa 210 g)
15 g latte
10 g cacao

Finitura:
1 cucchiaino zucchero di canna

Io ho mescolato prima tutti gli ingredienti secchi, quindi: zucchero, spezie, farine, lievito e sale, aggiungendo poi uovo e burro di arachidi. Il mio consiglio è di inserire il latte alla fine perché il grado di assorbimento della farina varia in funzione della tipologia e financo del clima, quindi va incorporato un po’ a sentimento: l’impasto deve stare assieme senza risultare troppo morbido.

Ho impastato fino a ottenere un panetto che ho poi scisso in due: una metà l’ho lasciata com’era, all’altra ho aggiunto cacao e latte. Ho appallottolato i due impasti così ottenuti e riposto in frigo per due ore.

Quando ho ripreso in mano i pallotti, li ho stesi col mattarello, ma di usare una formina non se ne parlava proprio: l’impasto era troppo oleoso e non stava bene assieme. Così ho ricavato delle palline del peso di circa 16 g, le ho poi schiacciate con i rebbi della forchetta in due versi perpendicolari e cosparso con poco zucchero di canna; ho quindi infornato a forno caldo settato sui 180° e in modalità ventilato per 10 minuti.

Il cuore, in questo modo, è rimasto piacevolmente morbido: se piacciono più croccanti, occorre aumentare di qualche minuto i tempi di cottura.

I due impasti
Le palline allineate: me ne sono uscite 14 al cacao e 13 bionde
I biscotti spolverati con lo zucchero di canna

Al morso

Petit fours 2 Bimby

Scrivo 2, perché per me i petit fours 1, gli originali, sono quelli del Talismano della felicità, che tante volte abbiamo fatto con mia mamma e la sparabiscotti che ora io ho ereditato: stavolta ho provato una ricetta diversa perché volevo un po’ testare la resa (e ne sono soddisfatta! Anche se pure questi li ho un po’ stracotti…), ma i petit fours della mia infanzia e del mio cuore li devo ancora  postare.

Venendo alla ricetta, recuperata qui, da mollica di pane, il gusto è ottimo e la consistenza correttamente morbida all’interno. Profumati e zuccherosi!

Ingredienti:
50 g scorza di arancio candito
250 g mandorle
200 g zucchero
13 g miele
2 albumi
1 pizzico di sale

Io per prima cosa ho frullato mandorle e zucchero 10 sec. turbo. Poi ho messo da parte e ridotto in crema l’arancio candito, riportando sul fondo ogni tot l’arancio che veniva sparato fino ad avere un composto pseudo omogeneo (ho azionato quindi in più riprese a vel. 6/7 per pochi secondi).

Ho quindi inserito il resto degli ingredienti nel boccale e impastato 30 sec. vel. 6. L’impasto ha un aspetto un po’ colloso, ma così deve essere.

Ho riempito la spara biscotti e depositato uno sputazzetto di impasto alla volta distribuendoli a poca distanza gli uni dagli altri su una leccarda (qualcheduno l’ho dovuto mettere in un’altra teglia perché non avevo più spazio), quindi ho riposto tutto in frigo per la notte.

Al mattino, direttamente dal frigo al forno, ho cotto prima 10 minuti a 180° ventilati (trooooooooppooooooooooo!), poi 7 minuti (giusto).

Lasciare raffreddare completamente prima di staccare dal tegame.

img_1110img_1112

Mostaccioli calabresi (spaccadenti) Bimby

Ricetta vista e piaciuta qui: peccato che i tempi di cottura dei miei mostaccioli si siano rivelati un po’ sovrastimati. Di gusto sono ottimi, ma ci vuole una dentatura di acciaio per riuscire ad azzannarli. Probabilmente il problema è stato che nella ricetta originale vengono fatti dei mostaccioli grandi come quelli della tradizione càlabbra, mentre io ho poi ridotto a losanghe… Insomma, torno a dire: peccato, potevano senz’altro essere migliori, ma ritenterò con una cottura più limitata.

Ingredienti:
50 g di mandorle
100 g di zucchero
1 scorza di arancia
chiodi di garofano
250 g di miele di fichi
2 uova
500 g farina

Finitura: miele o albume, codette colorate o cioccolato bianco/fondente

Io come prima cosa ho frullato lo zucchero con la scorza di arancia e i chiodi di garofano (10 sec. vel. turbo). Poi ho ottenuto la granella di mandorle dando un paio di colpetti a vel. 6 per pochi secondi.

Quindi ho infilato il resto degli ingredienti (la farina a poco a poco, bisogna vedere quanto è liquido il miele e quanta se ne assorbe) fino a ottendere un impasto compatto come la frolla.

Ho quindi ricavato dei salsicciotti che ho stirato come dei grissini, poi appiattito a mano e quindi ricavato le losanghe che ho infornato a 180° per 30 minuti: tropperrimo! La prossima volta sicuramente li cuocio meno.

Per decorarli ho quindi spalmato un pochino di albume sulla superficie di alcune losanghe, cercando poi di far aderire bene premendo con le dita le codette colorate. Altre losanghe le ho immerse nel cioccolato temperato a microonde (sia bianco sia fondente; su quello fondente ho anche fatto cadere un pizzichino di sale rosa delle Hawaii).

Le losanghe stracotte
Le losanghe stracotte
decorazione con le codette
decorazione con le codette

img_1117 img_1118

img_1119
il sale rosa sul cioccolato

 

img_1115 img_1114