Sourdough Pancakes – colazione dei sourchampions

La ricetta originale l’ho vista da qualche parte su Pinterest, me la sono segnata su un post-it e poi ho modificato le dosi in funzione della pasta madre che avevo. Infine ho perso il post-it. Quindi cerco di ricostruire a memoria. E ho una memoria pessima. Tipo che se stamattina non avessimo mangiato pancakes a colazione e non l’avessi fatta meno di due ore fa, ora non mi ricorderei più cos’ho mangiato a colazione.

80 g Pasta Madre
210 g latte
3 uova
50 g zucchero
1 cucchiaio malto
250 g farina 00
1 pizzico sale

Ieri sera ho sciolto la pasta madre con il latte, le uova, lo zucchero, il malto e il pizzico di sale nella planetaria, dopodiché ho aggiunto la farina. Ho lasciato riposare una mezz’oretta fuori e poi messo in frigo fino a stamattina.

Stamattina mi son lanciata poi in una serie di farciture notevoli, specie se consideriamo che già il pancake non è propriamente leggero… Li ho fatti:

pere e cioccolato,
cardamomo e sciroppo d’acero,
mela, uvetta, noci e cannella
cioccolato bianco, frutti rossi e mandorle

Alla fine stavo per esplodere, ma ne è valsa la pena. : )

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La pastella
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Mandorle e cioccolato bianco tritati
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Il primo sourdoughpancake
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Il padellino magico
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Pere e cioccolato
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Pera e cioccolato 2
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Mela, cannella, noci e uvetta – il sourdough pancake strudel
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Cardamomo e sciroppo d’acero – il sourdoug pancake “light” (era singolo…)
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Cioccolato bianco, mirtilli rossi e mandorle

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Dorayancakes – la colazione dei champions

Complice il fatto che un mio collega tempo fa si è comprato la piastra da pancakes e ora spesso sforna crepes, frittelline, pancakes e chi più ne ha più ne metta, mi sono ingolosita. E visto che sono rinomata per la mia capacità di mangiare abbacchio ripieno, peperoni fritti e impepata di cozze al mattino, un giorno mi son decisa e con la complicità delle collaudate ricette di Giallozafferano, mi son lanciata nel fantastico mondo della colazione all’americana.

Ovviamente non potevo accontentarmi di una pila di pancakes inframezzati di semplice sciroppo d’acero. Eh no. Quasi tutto quello che avevo in casa, l’ho usato come farcitura. E così ho prodotto dei dorayaki/pancakes, sovrapposti a due a due con un goloso ripieno a scelta tra: cioccolato bianco e bacche di Goji, cioccolato fondente e banana, marmellata di lamponi e sciroppo d’acero e cannella.

Ingredienti:
2 uova
20 g zucchero
125 g farina
200 g latte
1 cucchiaino lievito
25 g burro fuso

Per la farcia
3 cucchiai di gocce di cioccolato bianco
1 cucchiaio bacche di Goji
40 g cioccolato findente
1 banana
3 cucchiai sciroppo d’acero
1 spolverata di cannella
2 cucchiai marmellata di lamponi

Buoni a dir poco, rapidi che non fai in tempo a dire “perdincibacco, che bontà”. Io non ho separato tuorli e albumi: ho fiondato tutto nel Bimby, frullato senza tanti riguardi e cotto nel padellino antiaderente giusto il tempo di farli dorare. Tranne uno che purtroppo, ehm… La natura ha chiamato al momento sbagliato. Ma non potevo non rispondere!

Comunque: ho prodotto in totale 8 pancakes che ho sovrapposto a due a due, farcendo ciascuno come sopra descritto. Da ripetere, appena si abbassa un po’ il colesterolo.

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Marmellata di arselline al tè (St. Petersbourg)

Stavolta i suoceri hanno saccheggiato l’albero di arselline, fornendomene 4 kg e mezzo. Al netto della distribuzione a parenti e amici, me ne son rimaste comunque a sufficienza per la mia abituale produzione dietetica (senza zucchero). Nel pomeriggio quindi mi son messa lì e con grande pazienza mi son snocciolata 1 kg di arselline, riposte in una cuffetta a macerare con se stesse per una nottata frizzante in frigo.

Al mattino, per aromatizzare, in un impeto di pigrizia senza uguali, ho avuto un’epifania mentre sorseggiavo il tè. Il tè!

Così, ho aggiunto la mela di ordinanza ed è nata la marmellata di arselline al St. Petersbourg.

Ingredienti:

1 kg di arselline snocciolate

170 gr di mela (una)

Tè St. Petersbourg (Kusmi) o analoghi

 

Ho fatto cuocere a fuoco lento e con l’infusore in pentola la frutta per un’oretta circa.

Dettaglio dell'infusore in pentola
Dettaglio dell’infusore in pentola

Poi ho frullato con il frullatore a immersione. Modestia a parte (anche perché l’apprezzabile risultato è in massima parte merito della frutta dell’albero che non c’azzecca quasi nulla con quella comprata dal verduraio), la miglior marmellata di arselline prodotta in casa mia. : )

La sagra dell’albicocca, ovvero: come smaltire 16 kg di albicocche in pochi giorni

I miei suoceri hanno un albero di albicocche estremamente prolifico ad annate alterne, per cui una volta ogni due anni ci ritroviamo con vagonate di albicocche da investire in qualche modo. Peraltro sono squisite, nulla a che vedere con quelle che si comprano. Sembrano naturalmente aromatizzate alla vaniglia e sono super dolci.

Ora è un po’ che ‘ste albicocche non arrivavano e iniziavo a preoccuparmi, mi dicevo: sta a vedere che quest’anno mi salta la marmellata… Ecco, 2015 senza fruttina estiva, uffa… E così tutti i giorni che rientravo a casa chiedevo a mio marito “situazione albicocche?” e lui scuoteva la testa.

L’altroieri sono arrivata a casa, ho posto la mia domanda di rito e mi son sentita rispondere: “16 kg bastano?” e sul tavolo i miei 16 kg di albicocche mi fissavano consapevoli della loro enormità. Estìca! 16 kg?! Sono tanti persino per me che sono una mangiatrice compulsiva! Ora come le impiego tutte ‘ste robe? Così, presa dall’euforia dell’albicocca, mi son messa all’opera.

1 kg sono a essiccare in giardino.

Albicocche in fase di essicazione

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4 kg li ho regalati.

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2,5 kg si sono evoluti in succo di frutta.

Succo di albicocca
Succo di albicocca

Le proporzioni variano in base a quanto è dolce la frutta. Le mie albicocche erano super superdolci, per cui ne ho messe 2,5 kg in 2,5 litri di acqua circa. Ho fatto bollire per 10 minuti, poi aggiunto un cucchiaio generoso di estratto di vaniglia e frullato col frullatore a immersione.

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1 kg è diventato gelato.

Anche qui, ricetta molto easy, visto che la frutta di partenza era molto dolce… Ho solo tagliato a pezzetti e congelato. Poi ho estratto dal congelatore, lasciando 2 minuti a temperatura ambiente, quindi frullato nel Bimby a vel. 6 per 30 sec. So che c’è chi usa l’agar agar per dare quella consistenza appena appena più cremosetta… A me piace molto il risultato che ho ottenuto senza ulteriori aggiunte né di zucchero, né di altro… Comunque segnalo, in caso, di usarlo con estrema parsimonia, se no fa effetto chewingum (questo l’ho sperimentato col gelato alla crema ed è tremendo).

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1 kg si è tramutato in marmellata.

Con 1 kg di albicocche io ho messo un bicchiere di tè, una bacca di vaniglia aperta e un anice stellato. Ho fatto sobbollire per una mezz’oretta e poi frullato (senza l’anice, se no rimangono dei pezzettini antipaticissimi!). No, niente zucchero aggiunto. Sono già così dolci… Però, a piacere, se ne può mettere quanto se ne preferisce (ho visto ricette con anche 700 gr per 1,2 kg di albicocche. Per me sarebbe eccessivo, ma de gustibus… Di sicuro aumenta la conservabilità).

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1/2 kg si è trasformato in gelatina

Gelatina di albicocche
Gelatina di albicocche

Messo ad ammollare un foglio di colla di pesce in acqua fredda (fredda! mi raccomando, se no si spappola. Testato personalmente!) e cotto le albicocche con 1 cucchiaio di zucchero, quindi frullato e incorporato la gelatina strizzata, ho atteso il raffreddamento e ficcato in frigo a rassodare.

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1 kg lo abbiamo mangiato io e mio marito a fine pasto.

-5.

Per oggi mi ritengo soddisfatta così. Agli altri 5 kg ci pensiamo nei prossimi giorni… : )

E nel frattempo, utilizziamo alcuni dei prodotti per altre preparazioni!

Latte di riso

L’altro giorno ho portato i miei omaggi ai nipotini più piccoli che ho: due teppe di 5 e 2,5 anni, sempre pronti a far casino. Il grande correva come un missile, però respirava come una caffettierina, con un rumoreggiamento a dir poco inquietante proveniente dalle più recondite celluline dei suoi bronchi. “Cos’ha il mio terzo nipote preferito?” chiedo a mia cognata. In risposta, ricevo la news che l’ha portato dal pediatra e che secondo questi il problema è il latte vaccino. Di nuovo?! Penso io. Perché già una volta il pediatra aveva individuato in esso la radice di tutti i mali e già allora mi aveva lasciato un po’ interdetta. Tra mio marito che ne beve a bancali e molti altri amici che hanno iniziato a evitarlo, ero un po’ titubante, ma inizio ad allinearmi a chi ormai vi ha rinunciato quasi completamente in favore di alternative vegetali. Dire “ma l’abbiamo sempre bevuto!” è come pensare che si debba vivere di carne rossa perché la carne fa bene. I tempi cambiano, le mucche vengono imbottite di ormoni e il latte ne risente. Toglierlo del tutto forse non è soluzione praticabile per l’apporto di calcio e del resto secondo me in generale vale il principio della differenziazione: se anche non facesse male, di sicuro alternarlo ad altre tipologia di latte non crea danni all’organismo.

Specie il latte autoprodotto con acqua e riso! Perché c’è pure ‘sto fattore: che si parla del latte vaccino che ha problemi, ma poi te lo sai cosa ci mettono nel latte di soia, a parte il cartone frullato, il cui retrogusto inconfondibile può essere individuato in ogni latte vegano a me noto? Eccomi quindi, dopo questo allegro pippotto, al dunque, perché mentre avere una mucca in giardino da mungere tutte le mattine mi risulterebbe un filo impegnativo (e poi già i vicini si lamentano del canino che abbaia, figuriamoci di un bovino che pascola!), usare il riso biologico per farmi il latte di riso, è più semplice.

E quindi: risultato? : )

Perfettibile.

La sbobbetta che ho prodotto aggiungendo un cucchiaio di muscovado alla ricetta originale che prevedeva 1 litro d’acqua per 90 gr di riso cotto 20 minuti non mi ha entusiasmato. Nonostante l’abbia strafrullato col Bimby a velocità supersonica e poi filtrato con il colino, il composto era ancora un po’ budinoso e quindi l’ho dovuto “tagliare” con dell’acqua.

Il gusto non è male, ma non è nemmeno buono: se consideriamo che ci ho pure messo un cucchiaio di zucchero e una stecca di vaniglia, mentre nel latte vaccino c’è solo il lattosio naturale… Il colore invece è vagamente inquietante, ma per quello ho sbagliato io a usare il muscovado, che ha conferito alla bevanda una tinta cappuccino.

Oltre al consumo per colazione comunque lo metterò alla prova negli impasti, per verificare come renda. L’aspetto un po’ richiama quello del milk roux, magari lì può trovare un impiego interessante.

Fermo rimane che i miei nipotini me lo tireranno dietro. E visto che alla fine l’idea era nata per loro, considero questo primo tentativo un piccolo fail. Ma tornerò.

 

Ingredienti:

90 gr di riso Ribe

500 gr + 500 gr di acqua

1 stecca di vaniglia

1 cucchiaio di Muscovado

la punta di 1 cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero

 

La ricetta che ho letto prevedeva di far bollire il litro di acqua, poi versare il riso, far cuocere e quindi lasciare raffreddare (a quel punto inserendo a piacimento la stecca di vaniglia) per poi frullare.

Io ero dubbiosa a) che un litro d’acqua + il pugno di riso si riuscisse a frullar bene, b) sul ruolo del raffreddamento perché non capivo che differenza facesse frullare a caldo o a freddo e c) sul momento di utilizzo della vaniglia. Per cui alla fine, come sempre, ho fatto di testa mia.

 

500 gr di acqua + 1 cucchiaio di muscovado + stecca di vaniglia incisa + la punta di un cucchiaino di sale allo sciroppo d’acero – 7 min. varoma vel. 1.

Tolta la vaniglia, e versato il riso (90 gr) – 20 min. 100 ° vel. 1.

A fine cottura, frullìo: 3 min, vel. 10

Aggiunti 200 gr di acqua fredda, 1 min. vel. 10 e infine incorporati mano a mano i restanti 300 gr (versati con lame in movimento). Ho filtrato con un colino e imbottigliato; a raffreddamento completato, ho riposto il recipiente in frigo.

Il colore invitante del mio latte di riso
Il colore invitante del mio latte di riso

Il composto per me era ancora troppo budinicchio stamattina, per cui l’ho allungato in tazza con un po’ d’acqua. Non mi ha entusiasmato, ma magari era anche colpa del fatto che non avesse fatto in tempo ad amalgamarsi un po’ meglio.

Domattina vedrò se la situazione è migliorata.

Pasta di arance

Nutro grandi aspettative per questa preparazione, dopo il clamoroso successo della pasta di limoni di cui ho parlato qui.

La fonte è sempre l’apprezzatissimo Zucchero e Zenzero.

La ricetta, se così si può definire, consta di:

2 arance non trattate

che van fatto cuocere in pentola a pressione per 9 minuti (io ho fatto 10 per timore che non fossero sufficienti, data la mole considerevole, ma mi si son spaccate un po’ nella buccia, per cui ribadisco 9 minuti) dal fischio, poi fatte raffreddare, tagliate a metà per eliminare semini e robaccia varia, quindi frullate.

pastarancio1

Pasta mia, non vedo l’ora che sia il week end per impiegarti in qualche lievitato godurioso (sicuramente a base di cioccolato)!!! : )