Vellutata di zucca della Vero

Questa ricetta me l’ha passata una cara amica che mi ha incantato offrendomela per un pranzo a casa sua.
Dosi consigliate (x4/6 pefrsone):

1 cucchiaio olio EVO

1 spicchio di zucca

Pari quantitativo di patate

1/2 cipolla (una, se la fetta di zucca è da mezzo chilo)

Acqua a coprire (500 ml circa)

1/2 mela

Timo, sale, noce moscata e pepe a piacere
Eliminare la buccia dalla zucca e dalle patate e tagliarle a dadini. Soffriggere la cipolla, rosolarvi poi la zucca e la patata, ricoprendo con acqua. Portare e bollore e cuocere circa 20 minuti. Integrare quindi la mela e far cuocere ancora 15 minuti almeno. Regolare di sale e spezie.

Passare tutto col frullatore a immersione e accompagnare, se desiderato, con crostini.

 

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Ravioli ai carciofi burro e timo

Questi li abbiamo fatti per mia suocera che adora i carciofi: purtroppo contestualmente abbiamo scoperto che un altro dei nostri invitati li detesta e non li ha mangiati, il che ci è spiaciuto, visto peraltro il lavoro che c’è dietro alla pasta ripiena… Ma alla fine il risultato è stato apprezzato dai più ed è un ottimo risultato comunque. : )

Per la ricetta, mi sono affidata a giallozafferano e più precisamente a questa. Il ripieno mi è risultato molto più del necessario, per cui alla fine con l’avanzo ho, aggiungendo un uovo, ricavato una frittata che ho cotto in separata sede.

Ingredienti x 8
Per la pasta:
4 uova
400 g farina

Per il ripieno:
1 cucchiaio di olio EVO
8 carciofi
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
1/2 bicchiere di vino bianco
maggiorana
timo
sale
pepe
160 g ricotta
40 g parmigiano

Per il condimento:
burro qb
timo

Come prima cosa impastare le uova con la farina e allungare, se necessario, con un goccino d’acqua. Quando l’impasto risulta liscio e compatto, coprire a campana e lasciare riposare.

Nel frattempo: pulire e tagliare i carciofi, da soffriggere poi con cipolla, aglio, sale, pepe, aromi e sfumando con il vino bianco. Portare a cottura e lasciare raffreddare. Frullare quindi il tutto grossolanamente e amalgamare con ricotta e parmigiano.

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Tirare la pasta con la nonna papera (la macchinetta imperia): noi ne abbiamo una che va da 1 a 6 e ci siamo fermati a 5 come spessore. Formare dei mucchietti con piccole porzioni di impasto, ripiegare, sigillare con cura attorno al ripieno e ritagliare con la rotella fino a esaurimento pasta.

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Cuocere in abbondante acqua salata e condire con burro e timo.

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Risotto zucca e anice stellato

Ingredienti x2:
1 cucchiaio olio EVO
½ cipolla
2 stelline di anice
160 g zucca pulita e tagliata a dadini
140 g riso (per me un mix di arborio e Long&wild: dovevo finire dei rimasugli)
1 bicchiere vino bianco
1 cucchiaino di dado Bimby
3 bicchieri acqua
Per finire: pepe, noce moscata, burro

Soffriggere la cipolla affettata nell’olio con l’anice stellato e aggiungere la zucca a cubetti; lasciar cuocere 10/15 minuti a fuoco basso.
Integrare quindi il riso, facendo tostare per qualche minuto e sfumare con il vino.
Inserire acqua e dado e far cuocere per circa 20 minuti [normalmente nelle ricette a questo punto indicano di cuocere il riso come da indicazione del pacco, ma io di prassi faccio fatica a far riprendere subito bollore e comunque nel risotto preferisco rischiare il riso un po’ più molle che mangiare sassolini, per cui allungo sempre di poco i tempi di cottura indicati dal produttore]. Se l’acqua dovesse assorbirsi troppo, aggiungerne una mestolata.
A cottura terminata, mantecare con il burro, spolverare di pepe e noce moscata e impiattare.

La prima fase di soffritto con zucca e cipolla
La prima fase di soffritto con zucca e cipolla

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Risotto allo zafferano al profumo di liquirizia

Ho comprato la polvere di liquirizia che giustamente fa rima con delizia.

Eccola quindi, subito in uso, per un risottino profumato:

Ingredienti x2:
1 cucchiaio olio EVO
½ cipolla rossa di tropea
160 g riso
½ bicchiere vino bianco
2 bicchieri acqua
1 cucchiaino dado (io uso quello Bimby fatto in casa)
1 bustina zafferano
1 noce di burro per mantecare
A piacere pepe, noce moscata e polvere di liquirizia

Soffriggere la cipolla nell’olio e tostarvi il riso qualche minuto. Stemperare quindi col vino, lasciare evaporare e aggiungere acqua+dado. Aggiungere lo zafferano e portare a cottura.

Impiattare mantecandovi il burro e spolverando con le spezie. Io sono stata molto parca perché avevo timore che la liquirizia diventasse predominante sul resto, ma invito a usare dosi più generose della mia (la punta di un cucchiaino spolverata dall’alto al centro del piatto).

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Sorgotto timo e zucchine

Ogni volta che vado da Naturasì, esco con qualche oggetto che mio marito teme: un po’ per il gusto (dopo l’amaranto, come dargli torto!), molto più per il costo.

A questo giro, sono uscita con due cereali inediti per me: sorgo e teff. Del teff avevo sentito parlare così bene in giro per Pinterest che ho deciso che l’avrei acquistato anche se fosse costato un occhio della testa. E così ho fatto.Il sorgo invece tutto sommato non ha nemmeno costi proibitivi: l’unica menata è che prevede l’ammollo e quindi bisogna prepararselo con un pochino di anticipo.

In ogni caso, trovo entrambi decisamente gustosi e promossi. Intanto, ecco una prima ricetta per il sorgo.

Ingredienti x 2
1 cucchiaio olio EVO
1/2 cipolla
2 rametti di timo
130 g sorgo ammollato almeno 2 ore
1 zucchina
1 bicchiere vino bianco
200 g acqua
sale
pepe

Io ho fatto così: frullato la cipolla col timo, l’ho soffritta nell’olio e dopo un po’ ho integrato il sorgo scolato. Ho fatto rosolare, sfumato col vino e poi aggiunto acqua e sale. Dopo 15 minuti, ho verificato la cottura, regolato di sale, pepato e impiattato.

NOTA: non so quali dosi si calcolino a testa solitamente: io ho considerato un po’ meno di 80 g perché avevo una zucchina gigantesca.

NOTA 2: ho visto che alcuni (tipo uncuoredifarinasenzaglutine, qui) cuociono il sorgo a parte e solo dopo averlo scolato lo uniscono alle verdure per fare il sorgotto: pare ne migliori la digeribilità. Io digerendo i sassi, non mi sono posta il problema.

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Ceci e verdure al curry naga(llardo) – naga curry curry ‘uagliò

Si va al mercatino di San Nicola questo Natale 2015 io e il consorte in modalità “compriamo tutto”. Oggetti di cuoio, di vetro, di stoffa, giochi per i bimbi, giochi per gli adulti, giochi per il cane (tutte cose serie, insomma). Poi lo si sente. Il profumo di spezia. Nell’aria cannella, zenzero, vaniglia. E dire che lì tutto sa di asino, perché essendo anche pieno di animali e salumi, quando si entra i ricettori del naso vengono praticamente travolti e sepolti da una pletora di stimoli. Comunque si raggiunge il banco delle spezie e qui si ha un momento di raccoglimento. Non meditativo. Di raccoglimento della vil pecunia, perché già sappiamo che dovremo impegnarci pure gli organi interni. Accettate assegni? Verrebbe da dire.

La tipa, molto hippy, ci tenta con una profusione di curry descritta alla critico enologo: “questo ha note di tè verde, citronella e frutti di bosco essiccati al sole delle steppe kamchakte”, “questo richiama il miele di tiglio, l’uva fragola e si abbina perfettamente con l’hamburger barriquato di seitan”, “oh, questo è rotondo, pieno e verace, sfuma quasi nel Garam Masala con quel retrogusto di liquirizia pivotante”. ‘A ‘mpunita, ma per chi m’hai preso?! Per una che si lascia irretire dal suono di parole che richiamano lande lontane ed esotiche? Ci vuol ben altro.

E infatti l’altro arriva. Sottoforma di sfida al celodurismo. Un problema diffuso, trasversale e serissimo, questo. Tu sfida un celodurista di ogni età, razza, genere e religione: hai già vinto. Purtroppo io e mio marito ne siamo affetti. Ed è così che ci siamo aggiudicati una portentosa fornitura di Curry Naga, il Curry più piccante che circolasse in quel banchetto.

“Tutto molto bello, specialmente l’abbinamento vegano che è proprio il nostro, due altoforni alimentati a carne di ogni tipo, maaaa… Senti, quello lì “naga-coso”… Cos’è?!”. E la tipa “Ah, no guarda, questo se non siete più che abituati a mangiar piccante, ve lo sconsiglio!”. Mi si serra la mandibola e aggrotto la fronte a sentir ‘sto cliché: che una con gli occhioni verdi alta un metro e un puffo ti pare che possa mangiare piccante. E’ così che senza manco accorgermene estraggo tutto quello che ho dal portafogli per immettere nella borsa ‘sto sacchettino di lava essiccata.

Lo usiamo la prima volta a casa di amici con riso, pollo, verdure e latte di cocco: sublime. Piccante il giusto, per noi che non definiremmo una cosa “troppo piccante” nemmeno se minacciassero di chiuderci l’account su Netflix. Comunque non è il caso davvero di questo che è, come lo definirebbe l’hipster del banco, tonico e vigorosamente palatale.

Poi rimane lì. Passano i giorni e finisce un po’ nel dimenticatoio. Il destino di tutte le Lamborghini: ti compro (magari!) e poi passi molto più tempo chiusa in un garage coperta e riverita che sull’asfalto dove potresti esprimere il tuo potenziale. Che mondo triste. Parimenti, il nostro Curry (na)Gallardo: rimane in stand-by, tra gli altri barattolini, fremente che qualcuno lo riconsideri.

Cosa che avviene prontamente qualche mese dopo. Perché arriva il grande caldo e cosa ti viene in mente quando la temperatura sale? Insalate? Zuppe fredde? Granite? Come siete mainstream. A me torna in mente quel curry. Vedo passare una ricetta su Zucchero e Zenzero che si chiama curry di ceci e verdure. Perfetto! Mi dico.

Affetto le verdure, cuocio i ceci.

Uh, ma quand’è che si mette il curry?

E scopro che in questa ricetta si intende con curry la zuppa indiana, non la spezia.

Ma si può?! Se cercavo curry su Pinterest mi usciva fuori di tutto e io son riuscita a pescare l’unica ricetta che il curry non lo contiene. Sono un fenomeno.

Ormai è tardi comunque per avere ripensamenti: ‘sto curry all’indiana si farà con la naga-spezia.

E così è nato il nagacurry-curry di ceci. E siccome da ggiòvane ascoltavo di 99 Posse, ecco spiegato per assonanza il guagliòne del titolo.

E vissero tutti felici e piccanti.

 

1 melanzana

1 cipolla

1 spicchio aglio

1 cm zenzero

Spezie: CURRY!, semi di cumino, coriandolo finocchio, senape e paprika+curcuma 1 cucchiaino per ciascuna

2 zucchine

2 carote

10 pomodorini

400 g ceci cotti

Sale

Pepe

Olio EVO

Yogurt (io non l’ho messo)

 

Lessare i ceci e a parte cuocere la melanzana, prima arrostendola sui lati e poi frullandola (tipo per fare il babaganoush). Tagliare le altre verdure a julienne (i pomodorini no  ; )) e rosolare con un filo d’olio e le spezie. Cuocere a fuoco basso per una decina di minuti, quindi integrare la purea di melanzane, i pomodorini a pezzi e i ceci. Amalgamare, cuocere ancora qualche minuto e regolare di sale/pepe. Servire caldo, tiepido o freddo (in pratica, a qualunque temperatura).

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Le spezie a soffriggere
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Zucchine e carote tagliate a julienne pedestremente
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Il soffritto completo
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L’aggiunta della purea di melanzane
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Il gran finale con aggiunta di pomodorini e ceci cotti (non si vedono, ma ci sono!)

Miglioquinotto alle rose

Ingredienti x2
1 cucchiaio olio EVO
1 cipolla piccola
120 g miglio
60 g quinoa
1 rosa rosa non trattata
1 cucchiaino di dado vegetale
1 bicchiere di vino bianco
Noce moscata

Lavare i petali di rosa avendo cura di rimuovere eventuali animaletti. Asciugare e tenere da parte. Sciacquare bene sotto l’acqua fredda il miglio. Soffriggere cipolla e olio e aggiungervi il miglio ben scolato. Sfumare con il vino. Coprire con acqua, sciogliervi il dado e lasciar cuocere per il tempo indicato nella confezione (nel mio caso 30 minuti), meno 10 minuti (il tempo di cottura della quinoa, anche questo da verificare sulla confezione). Se nel frattempo l’acqua si fosse assorbita quasi del tutto, integrarne ancora un bicchiere, che sarà necessario per la seconda parte di cottura.

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Tritare grossolanamente nel frattempo i petali di rosa (io ne ho tenuti da parte alcuni per guarnizione) e iniziare a metterne una metà con la quinoa (precedentemente sciacquata a sua volta) nella casseruola. Rimestare, attendere 5 minuti e inserire l’altra parte. Rimestare, attendere 5 minuti e spegnere. Coprire e lasciare 5 minuti a riposare.
Servire guarnito di petali di rosa e con una grattata di noce moscata.

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Nota: utilizzare rose molto profumate. Il mio aveva solo un vaghissimo sentore di rosa.