Spada all’aceto balsamico

Ricetta del consorte!
Ingredienti x2:
2 tranci di spada da circa 150/200 g ciascuno
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di olio
3 cucchiai aceto balsamico
1 cucchiaio di nocciole tagliate a coltello
1 ciuffetto prezzemolo

Rosolare l’aglio con l’olio, aggiungere lo spada, irrorare con l’aceto e cuocere fino a coloritura (a spanne, 15 minuti, dipende ovviamente dallo spessore della fetta!).

Finire con le nocciole e il prezzemolo. Noi abbiamo accompagnato con del cavolfiore cotto a vapore.

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Torta di zucca integrale marmorizzata al microonde

Questa nell’originale doveva essere tinta unita, ma io non ho resistito a far fuori un mini avanzo di cacao che mi occupava inultimente la mensola da qualche settimana.

Ricetta recuperata qui, su ABCallenamento. Vorrei tranquillizare la mia audience, che il sito non lo frequento abitualmente: ci son finita sopra cercando la ricetta. Al massimo ora posso allenarmi le mascelle a masticare.

Per uno stampo da 28 cm*:
200 g zucchero
1 buccia di arancia
300 g zucca
4 uova
200 g farina integrale
50 g olio di semi
1 bustina di lievito per dolci
1 cucchiaio cacao amaro
zucchero a velo per guarnire

Se avete lo stampo crisp più piccolo però proverei quello, così rimane un po’ più alta.

Io per prima cosa ho pelato l’arancia e frullato lo zucchero con la buccia. Poi ho tolto dal Bimby e ci ho frullato dentro la zucca (ho barato: siccome non avevo 300 g di zucca ci ho ficcato dentro anche qualche carota) e frullato. Ho quindi cotto a 100° per 15′ (deve appoltigliarsi) e lasciato raffreddare.

Dopodiché, ho rimesso zucchero e uova e frullato 30 sec. vel. 6. Poi ho aggiunto olio e farina e infine il lievito. Ho quindi versato parte dell’impasto nella teglia crisp da microonde rifasciata con carta da forno e aggiunto a quella rimasta nel Bimby il cacao (ne avessi avuto di più ce n’avrei buttato ancora un po’, per un effetto cromatico più spiccato).

Ho quindi versato il secondo impasto sul primo e creato delle spirali col cucchiaio.

Ho infine cotto 15 minuti crisp e, a raffreddamento avvenuto, spolverato con un po’ di zucchero a velo (facoltativo, ma raccomandato).

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Maamoul vegan Bimby

Questi li ho preparati per la mia stagista preferita : )

Vegana molto atipica, avrebbe anche apprezzato dei biscotti “normali”, ma avendo la possibilità di preparare qualcosa di compliant col suo regime… Perché non provare?

 

Ingredienti

frolla (ricetta Montersino dimezzata nelle dosi e trovata qui): 160 g farina di farro, 130 g farina 00, 125 g zucchero, scorza di limone, pizzico sale vanigliato, 50 g acqua, 35 olio di semi di arachide, 35 g olio EVO quezzino, 1 bustina cremor tartaro

Io ho impastato tutto col Bimby, vel. 6 per 30 secondi e riposto in frigo per mezza giornata.

 

ripieno (ispirato a questa ricetta di ArabaFelice): 125 g datteri, 50 g noci macadamia, 5 g semi di lino, noce moscata, pizzico di sale vanigliato, 1 cucchiaino arancino home made

Frullato tutto nel Bimby (prima le noci e i semi di lino, poi il resto) e riposto in frigo anche lui fino a sera.

 

Zucchero a velo per finitura (qb)

Dopodiché ho usato la mia mitica raviolottatrice piccola e steso l’impasto sottile per produrre diversi raviolotti, ciascuno con una noce di ripieno ai datteri dentro. Chiusi, infornati 10 minuti a 180° ventilato. Sfornati, li ho cosparsi con abbondante zucchero a velo.

Ceci e verdure al curry naga(llardo) – naga curry curry ‘uagliò

Si va al mercatino di San Nicola questo Natale 2015 io e il consorte in modalità “compriamo tutto”. Oggetti di cuoio, di vetro, di stoffa, giochi per i bimbi, giochi per gli adulti, giochi per il cane (tutte cose serie, insomma). Poi lo si sente. Il profumo di spezia. Nell’aria cannella, zenzero, vaniglia. E dire che lì tutto sa di asino, perché essendo anche pieno di animali e salumi, quando si entra i ricettori del naso vengono praticamente travolti e sepolti da una pletora di stimoli. Comunque si raggiunge il banco delle spezie e qui si ha un momento di raccoglimento. Non meditativo. Di raccoglimento della vil pecunia, perché già sappiamo che dovremo impegnarci pure gli organi interni. Accettate assegni? Verrebbe da dire.

La tipa, molto hippy, ci tenta con una profusione di curry descritta alla critico enologo: “questo ha note di tè verde, citronella e frutti di bosco essiccati al sole delle steppe kamchakte”, “questo richiama il miele di tiglio, l’uva fragola e si abbina perfettamente con l’hamburger barriquato di seitan”, “oh, questo è rotondo, pieno e verace, sfuma quasi nel Garam Masala con quel retrogusto di liquirizia pivotante”. ‘A ‘mpunita, ma per chi m’hai preso?! Per una che si lascia irretire dal suono di parole che richiamano lande lontane ed esotiche? Ci vuol ben altro.

E infatti l’altro arriva. Sottoforma di sfida al celodurismo. Un problema diffuso, trasversale e serissimo, questo. Tu sfida un celodurista di ogni età, razza, genere e religione: hai già vinto. Purtroppo io e mio marito ne siamo affetti. Ed è così che ci siamo aggiudicati una portentosa fornitura di Curry Naga, il Curry più piccante che circolasse in quel banchetto.

“Tutto molto bello, specialmente l’abbinamento vegano che è proprio il nostro, due altoforni alimentati a carne di ogni tipo, maaaa… Senti, quello lì “naga-coso”… Cos’è?!”. E la tipa “Ah, no guarda, questo se non siete più che abituati a mangiar piccante, ve lo sconsiglio!”. Mi si serra la mandibola e aggrotto la fronte a sentir ‘sto cliché: che una con gli occhioni verdi alta un metro e un puffo ti pare che possa mangiare piccante. E’ così che senza manco accorgermene estraggo tutto quello che ho dal portafogli per immettere nella borsa ‘sto sacchettino di lava essiccata.

Lo usiamo la prima volta a casa di amici con riso, pollo, verdure e latte di cocco: sublime. Piccante il giusto, per noi che non definiremmo una cosa “troppo piccante” nemmeno se minacciassero di chiuderci l’account su Netflix. Comunque non è il caso davvero di questo che è, come lo definirebbe l’hipster del banco, tonico e vigorosamente palatale.

Poi rimane lì. Passano i giorni e finisce un po’ nel dimenticatoio. Il destino di tutte le Lamborghini: ti compro (magari!) e poi passi molto più tempo chiusa in un garage coperta e riverita che sull’asfalto dove potresti esprimere il tuo potenziale. Che mondo triste. Parimenti, il nostro Curry (na)Gallardo: rimane in stand-by, tra gli altri barattolini, fremente che qualcuno lo riconsideri.

Cosa che avviene prontamente qualche mese dopo. Perché arriva il grande caldo e cosa ti viene in mente quando la temperatura sale? Insalate? Zuppe fredde? Granite? Come siete mainstream. A me torna in mente quel curry. Vedo passare una ricetta su Zucchero e Zenzero che si chiama curry di ceci e verdure. Perfetto! Mi dico.

Affetto le verdure, cuocio i ceci.

Uh, ma quand’è che si mette il curry?

E scopro che in questa ricetta si intende con curry la zuppa indiana, non la spezia.

Ma si può?! Se cercavo curry su Pinterest mi usciva fuori di tutto e io son riuscita a pescare l’unica ricetta che il curry non lo contiene. Sono un fenomeno.

Ormai è tardi comunque per avere ripensamenti: ‘sto curry all’indiana si farà con la naga-spezia.

E così è nato il nagacurry-curry di ceci. E siccome da ggiòvane ascoltavo di 99 Posse, ecco spiegato per assonanza il guagliòne del titolo.

E vissero tutti felici e piccanti.

 

1 melanzana

1 cipolla

1 spicchio aglio

1 cm zenzero

Spezie: CURRY!, semi di cumino, coriandolo finocchio, senape e paprika+curcuma 1 cucchiaino per ciascuna

2 zucchine

2 carote

10 pomodorini

400 g ceci cotti

Sale

Pepe

Olio EVO

Yogurt (io non l’ho messo)

 

Lessare i ceci e a parte cuocere la melanzana, prima arrostendola sui lati e poi frullandola (tipo per fare il babaganoush). Tagliare le altre verdure a julienne (i pomodorini no  ; )) e rosolare con un filo d’olio e le spezie. Cuocere a fuoco basso per una decina di minuti, quindi integrare la purea di melanzane, i pomodorini a pezzi e i ceci. Amalgamare, cuocere ancora qualche minuto e regolare di sale/pepe. Servire caldo, tiepido o freddo (in pratica, a qualunque temperatura).

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Le spezie a soffriggere
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Zucchine e carote tagliate a julienne pedestremente
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Il soffritto completo
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L’aggiunta della purea di melanzane
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Il gran finale con aggiunta di pomodorini e ceci cotti (non si vedono, ma ci sono!)

Tris di baci di dama salati

Con un po’ di organizzazione questi sono degli antipastini davvero sfiziosi, ma rapidi. Richiedono fasi diverse, ma se ci si organizza bene coi tempi è davvero un attimo far quadrare tutto.

In primis, l’impasto base, espunto da ricettario-bimby:

80 g burro
100 g farina
100 g farina di mandorle
80 g parmigiano
1 pizzico sale
30 ml vino bianco

Che io ho diviso in tre per ottenere i seguenti impasti:

Ai semi di canapa
1 cucchiaio semi di canapa
25 g burro
33 g farina
33 g farina di mandorle
25 g parmigiano
1 pizzico sale
10 ml vino bianco

Integrale al cacao
25 g burro
20 g farina integrale
13 g cacao amaro
33 g farina di mandorle
25 g parmigiano
1 pizzico sale
10 ml vino bianco

Alla rucola
1 manciata di rucola
25 g burro
33 g farina
33 g farina di mandorle
25 g parmigiano
1 pizzico sale
10 ml vino bianco

Fase 1: impasti. Come prima cosa, ho frullato 100 g di mandorle per ottenere la farina. Poi ho frullato il parmigiano per averlo grattugiato. Quindi ho inserito nel boccale del Bimby gli ingredienti dell’impasto e fatto lavorare 1′ e 30” a vel. spiga. Ho formato pallotto e infilato in frigo. Questa operazione l’ho ripetuta per ogni impasto, facendo per ultimo quello al cacao per non dover lavare il Bimby tra l’uno e l’altro.

Fase 2: formatura dei pallotti. Dopo circa mezz’ora ho ripreso l’impasto dal frigo e formato le calotte dei baci di dama. Poiché ogni impasto era sui 150 g, ho fatto delle calottine di circa 9-10 g di peso per ricavarne 15 o 16. Infornati a 180° ventilato per circa 15 minuti.

NOTA 1: sulla cottura, secondo me in realtà sarebbe stato meglio rimanere sui 160° e cuocere un pochino più a lungo.
NOTA 2: sulla resa estetica. L’ideale poi penso, se si vogliono mantenere un po’ pallidini, dev’essere coprirli subito con la stagnola. I miei si sono coloriti molto: a me non dispiacciono, ma esteticamente più chiari secondo me sarebbero stati meglio. La prossima volta, riprovo così! : )
NOTA 3: sulle dimensioni. A posteriori mi vien da dire che l’ideale sarebbe stato quasi dimezzare le pallottine, perché così son rimasti si finger food, ma per bocche da orchi. Per un bocconcino un po’ più gestibile secondo me si potrebbe provare a creare delle pallottine da 6/7 g. La prossima volta proverò così.
Comunque, sfornati, li ho lasciati raffreddare a temperatura ambiente per un’oretta.

Nel frattempo, ho preparato le tre farciture, molto semplici:
Gorgonzola e miele
Bresaola e stracchino (3 fettine di bresaola frullate con 50 g stracchino: rimane un composto molto bresaoloso!)
Salmone e formaggio fresco cremoso spalmabile (2 fettine di salmone affumicato e 60 g di paraphiladelphia)

Fase 3: composizione! Ho accoppiato le due metà spalmando la farcitura (che nel mio caso è abbondantemente avanzata ed è stata riciclata come condimento per la pasta) nel mezzo e disposto su piatto da portata. Ho ridepositato in frigo fino a una mezz’oretta prima della cena.

Han fatto un successone! : )

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I baci di dama ai semi di canapa allineati sulla teglia prima della cottura
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I baci di dama al cacao e quelli alla rucola dopo la cottura
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Il piatto da portata con il trittico
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Particolare dei baci semi di canapa e gorgonzola, sormontati da una goccina di miele
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Dettaglio dei baci al cacao con la mousse di salmone affumicato
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Particolare dei baci di dama alla rucola, con mousse di bresaola e stracchino

Biscottini al limone (solo albumi)

Questi era un po’ che li avevo nella bacheca di Pinterest a far capolino. Poi sono arrivati dei limoni da impiegare e non ho più avuto dubbi. La modifica più sostanziale che ho apportato all’originale, adocchiato su DOLCEmente SALATO e più precisamente qui, è stato aver impiegato solo albumi (perché ne avevo un buon quantitativo da smaltire).

Come prima cosa ho fatto la pasta di limoni, così composta:
1 limone intero (buccia e polpa) senza semi
25 gr sciroppo di glucosio
40 gr zucchero a velo
50 gr zucchero fondente

Per lo sciroppo di glucosio, si veda qui. Lo zucchero fondente invece io l’ho trovato in un noto supermercato (che inizia per “co” e finisce per “op”), ma penso si possa reperire con anche più facilità presso le comuni drogherie.

Ho frullato tutti gli ingredienti con il Bimby a vel. 6, ma qualunque robot da cucina può ottenere lo stesso risultato. Confesso che le dosi indicate nel sito originale erano lievemente diverse, ma chi è che pela 1 limone e 5/8 e usa i pigreco/3 della polpa? Io no: ho provato con uno, e uno più o meno andava bene. A onor del vero devo dire che un po’ meno albedo probabilmente sarebbe stato meglio. Comunque i biscottini sono usciti da applausi, quindi per semplicità mantengo gli ingredienti che ho utilizzato io.

150 gr burro
85 gr zucchero a velo
7 gr di miele
50 gr albumi
20 gr fecola di patate
240 gr farina 00
35 gr pasta al limone
1/2 bacca di vaniglia
1 pizzico sale

Ho lavorato il burro con lo zucchero e il miele a spuma, quindi integrato gli aromi (vaniglia, pasta di limoni e sale), l’albume e infine le farine.

Ho poi bestemmiato in turco per aver fatto esplodere l’ennesima sac a poche usa e getta con l’impasto troppo coriaceo e ripiegato sulla sparabiscotti (che peraltro solo dopo aver deflagrato la sac ho visto essere consigliata in partenza anche nella ricetta originale… E mìh). Ho allineato i miei ciuffetti limonosi sulla leccarda e cotto a 180° ventilato per 13 minti la prima teglia (trooooooppo!) e 10 la seconda.

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I biscottini al forno
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La prima infornata, un po’ colorita ^_^’
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Da questa prospettiva si può ammirare come il ventilato del mio forno sia inefficiente, visto che una metà è colorita e l’altra è bianca!!! ; D
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La seconda infornata

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Ravioli di carne al ragù

per la pasta
2 uova
6 hg farina
1 tazza scarsa di acqua tiepida
Impastare lasciando cadere poca acqua alla volta per verificare l’assorbimento della farina. La consistenza dell’impasto dev’essere abbastanza morbido. Appallottolare e lasciar riposare una mezz’oretta coperto.

per il ripieno
1 noce di burro
150 g carne tritata
150 g salsiccia
200 g laccetti
3 mazzi di borragini
2 uova
3 cucchiai di formaggio grattugiato
1 spicchio aglio
maggiorana
sale

Sfilare la borragine e bollirla. Rosolare con una noce di burro la carne e i laccetti. Lasciar raffreddare, frullare e aggiungere salsiccia, borragine sminuzzata, uova, maggiorana, aglio tritato, formaggio grattugiato e regolare di sale.
Stendere quindi la pasta (se si usa la macchinetta Imperia, altresì nota come nonna papera, arrivare a spessore 4), calare la punta di un cucchiaino di ripieno a intervalli regolari e chiudere con l’altra pasta stesa, quindi ritagliare con la ravioliera. Volendo, si possono congelare.
Lessare in acqua salata per 3/4 minuti da freschi, circa 10 da congelati.

per il condimento
50 g burro
150 g pancetta
300 g carne tritata
1 sedano
1/2 carota
1 cipolla
1/2 bicchiere vino bianco fermo
300 g passata di pomodoro
1/2 l brodo
Pepe
Noce moscata
Ginepro
Chiodi di garofano
Rosmarino
Maggiorana
Alloro

Sciogliere in una pentola di terracotta il burro e rosolare a fuoco minimo la pancetta passata con la mezzaluna fino a ottenere una poltiglia. Aggiungere un trito aromatico di cipolla, sedano, carota, alloro e rosmarino, soffriggendo per circa 30 minuti. Alzare la fiamma e integrare la carne, quindi sfumare con il vino e le altre spezie (chiodi di garofano, maggiorana, pepe e ginepro), completando infine con pomodoro. Cuocere per 4 ore, aggiungendo alla bisogna mestolate di brodo. Le prime 2 ore si cuoce coperto.

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